Quando sento parlare d’Oriente le mie sinapsi si accendono e vibrano, alimentate da una forza propulsiva ancestrale, radicata nelle profondità inaccessibili dell’animo. La mia mente, accompagnata da tutti e cinque i sensi esponenzialmente amplificati, spicca il volo per una volta senza alcuna esitazione, con un’unica destinazione cerchiata sulla mappa. 

Il Giappone è per me un universo a sé. Indescrivibile, unico tanto nel panorama asiatico quanto tra le mete esotiche del mondo. È tutto e il contrario di tutto, capace di racchiudere un’infinità di sfumature e contrasti e di farle convivere in perfetto equilibrio tra loro. Sa essere inaccessibile se non si è in grado di presentarsi al suo cospetto scevri da qualunque aspettativa e desiderosi di lasciarsi plasmare. Non sono solo i luoghi a imprimere un segno, ma soprattutto le disorientanti emozioni e i pensieri scaturiti dai dettagli di una quotidianità che scorre e si poggia su un substrato culturale e spirituale distante anni luce dal nostro. Perché più che un Paese da visitare, il Giappone è un’esperienza da vivere.

Se turisticamente è una delle mete più ambite al mondo, rimane un mistero il fatto che dal punto di vista motociclistico sia ancora un tesoro inesplorato e scarsamente considerato. Un certo timore “linguistico”, il mito della sua eccezionale rete ferroviaria e una vaga conoscenza del territorio al di fuori delle “solite” tappe proposte da pacchetti copia/incolla, possono aver contribuito a frenarne l’ascesa.

Percorrere le strade del Giappone, invece, è un’autentica rivelazione, dove la moto assume il perfetto ruolo di tramite, di linguaggio universale in grado in primis di spazzare via una certa retorica distorta legata al Paese, capace solo di esaltarlo per le moderne città, usi e costumi curiosi e qualche scenografico tempio. 

Avventurarsi lungo le sue strade, uscendo dai percorsi turistici “a scatola chiusa”, lascia intravedere un appiglio a cui aggrapparsi per poter iniziare a coglierne l’essenza. Qui, abbandonare la propria zona di comfort non significa mettersi alla prova con infinite traversate e sfiancanti imprese, ma affrontare la potenza straripante di un’esperienza in un contesto in apparenza famigliare e intrinsecamente incomprensibile.

E quindi, come si viaggia in moto nella terra del Sol Levante? Un paio di premesse aiutano a farsi un’idea. Va considerato che il Giappone è particolarmente eterogeneo dal punto di vista climatico. Estendendosi latitudinalmente, l’arcipelago (composto da cinque isole principali e migliaia di isolette sparse qua e là) passa dall’isola di Hokkaido, ricoperta di neve da ottobre ad aprile, a quella subtropicale di Kyushu. Idem per ambienti e paesaggi, con chilometri di costa frastagliata, monti e vulcani da “scalare”, e un entroterra che, al netto delle metropoli, si divide tra campagna autentica e natura rigogliosa. In sintesi, ce n’è per tutti i gusti!

Ovunque si vada si può esser certi di vivere un’esperienza di guida elettrizzante e raramente monotona, amplificata dalla proverbiale educazione del popolo giapponese, che si mostra limpida anche sulle strade. Complici i limiti, qui infatti si viaggia senza correre, senza prevaricare. Rari i colpi di clacson, ancor meno le manovre azzardate. Il senso di marcia invertito preoccupa meno senza la frenesia di un traffico rabbioso intorno. È catartico lasciarsi coinvolgere da questo stile di guida, che dà modo ai sensi di spaziare e ai nervi di distendersi.

Meglio invece abbandonare quanto prima “quell’arte di arrangiarsi” che contraddistingue le nostrane abitudini in sella: manovre improvvise e improvvisate non sono contemplate e nemmeno comprese, pertanto espongono a rischi. Niente slalom gigante tra il traffico (a meno di eccezionali ingorghi) o in fila al semaforo. Niente “parcheggio dove capita perché tanto è una moto”… ma si cercano gli spazi appositi. Il rispetto è sempre la base qui. Semplice, no?  

Il Giappone è terra di motori, con una passione radicata non distante da quella che viviamo ogni giorno direttamente. La moto è – come si diceva prima – linguaggio universale e ogni incontro su due ruote è fatto di sorrisi e gesti di reciproca ammirazione che spazzano via facilmente le barriere comunicative. Qualsiasi viaggio qui parte con la scelta di una moto a noleggio. 

Rental819 (rental819.com) è il riferimento per il Giappone, con oltre cento sedi in tutto il Paese e un parco moto complessivo di più di tremila mezzi, in grado di soddisfare ogni esigenza e gusto motociclistico. Unico requisito burocratico è la patente internazionale (secondo la Convenzione di Ginevra).

Come da prassi si possono prenotare bauletto, borse laterali e – volendo – anche l’abbigliamento tecnico. Meglio sempre aggiungere il supporto smartphone, così da poter usare la propria app di navigazione preferita. Con un buon dispositivo e una eSim (io di solito uso l’app Airalo, disponibile per iOS e Android) si ha copertura ovunque e ci si può orientare senza grosse difficoltà anche quando le indicazioni stradali abbandonano l’alfabeto latino.

Indispensabile infine il dispositivo ETC per la gestione dei pedaggi autostradali, anch’esso noleggiabile: viene montato sotto la sella, registra i passaggi dalle corsie preposte che saranno poi saldati alla fine del viaggio. Le autostrade possono essere un po’ carucce, a cui si aggiungono pedaggi speciali per certe strade panoramiche. Di contro, il carburante si aggira intorno a 1,10/1,15 Euro (al cambio attuale) per litro. 

I costi di noleggio ovviamente variano in base al mezzo, ma tendenzialmente sono più bassi rispetto ai valori medi europei, così come ai costi negli States. Solo per le maxi si superano i 100 Euro al giorno. E lasciatemelo dire… Non sono le maxi i mezzi migliori per esplorare il Giappone. Meglio stare agili. Tutta quella cavalleria raramente vi servirà e rimpiangereste peso e mole lungo i tornanti del Monte Haruna o sull’incredibile serpentina della Iroha-zaka a Nikko. 

A proposito di costi, sembra resistere ancora il mito del Giappone come Paese particolarmente expensive, ma la realtà oggi racconta un’altra storia. Complice un cambio particolarmente favorevole e un’offerta ricettiva che ha subito una minor inflazione rispetto a quanto avvenuto nel contesto occidentale, il costo di un viaggio in Giappone è tutt’altro che insormontabile e si allinea ad esperienze similari sul territorio europeo, risultando a volte persino più economico (al netto dei voli). 

Gli ingressi nei templi o in altri particolari punti d’interesse sono quasi sempre irrisori (2/3 Euro di media). L’esperienza culinaria tra street food e izakaya, imperdibile se ci si vuole immergere davvero nella cultura giapponese, rappresenta un’altra gradita sorpresa, con prezzi il più delle volte abbordabili (per non dire economici). Poi è ovvio che, se si vuol spendere, un modo lo si trova sempre. Ma se è l’autenticità che state cercando, allora il prezzo non sarà un freno.

Un altro modo per alleggerire il costo complessivo è quello di stare lontani (se possibile) dall’altissima stagione, in modo che anche il volo per raggiungere la terra del Sol Levante possa ridursi sensibilmente. Ma qui si apre un’altra parentesi. Mettete un attimo da parte tutto quell’indottrinamento sul periodo della fioritura: centrarla sul calendario è un’impresa, dato che – come tutte le gioie della vita – è un fenomeno decisamente fugace e variabile. Ma, soprattutto, vi espone ad un Paese infestato nei suoi luoghi più celebri da un sovraffollamento tale da compromettere un po’ tutta l’esperienza. 

Se siete al primo viaggio e – giustamente – volete esplorare anche i quartieri più celebri di Tokyo e Kyoto, lasciate perdere quel periodo. La sacra ritualità di sorseggiare sake sdraiati in un parco e investiti dallo svolazzare dei petali di ciliegio rimandatela al futuro, quando magari vi inoltrerete nei meandri del Paese.

Per un’indimenticabile prima volta in moto meglio puntare sul pieno autunno (dalla seconda metà di ottobre in poi): ipotizzando di muoversi nell’Honshu (la principale isola dell’arcipelago) si trovano temperature miti, scarsa piovosità e gli incomparabili colori fiammeggianti del foliage.

Non limitarsi a chissà quali “luoghi segreti che non potete assolutamente perdere”. Per il Paese del Sol Levante la narrazione turistica da reel è il primo passo verso la catastrofe. Se lo si approccia così, il Giappone può addirittura arrivare a deludere, ma soprattutto tornerete a casa senza averne minimamente scalfito la superficie.

Serve passare un pomeriggio al parco, mangiando silenziosamente su una panchina, posando gli occhi con estrema discrezione sulle persone intorno per cogliere i dettagli dei loro piccoli gesti; entrare in uno dei minuscoli templi di quartiere ponendosi quesiti sul rapporto che i local hanno con la spiritualità e quanto essa pervada la quotidianità senza invaderla; fare un trekking per poi fermarsi in qualche punto di ristoro ed essere accolti da enormi sorrisi, con anziani arzilli che servono con tutti gli ossequi tipici della comunicazione giapponese.

Sanno che non siete in grado di rispondere, ma è la forma ciò che davvero comunica qui, non le parole. E poi, fare il pieno dei suoni tra passaggi a livello, semafori e l’educato brusio di fondo della città interrotto da curiosi jingle promozionali, fino al gracchiare dei corvi che rompe il silenzio della campagna.

Serve immergersi nel Giappone e la moto può essere la chiave di volta su cui far poggiare una nuova, illuminante esperienza.

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Voglia di partire? In Giappone vi ci porto io!

Se il Giappone è la vostra meta a breve termine, dal 19 ottobre al 2 novembre il tour operator Motovacanze propone in esclusiva un viaggio che avrò il piacere di accompagnare. Lo spirito è quello del viaggio esplorativo, con un gruppo di piccole dimensioni. Si toccano Tokyo e Kyoto, cercandone anche delle inedite sfumature, per poi “perdersi” tra l’entroterra montuoso alle porte delle Alpi giapponesi e l’ampia area che circonda il Fuji. Il viaggio è confermato ma c’è ancora qualche posticino disponibile.


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