“Luglio col bene che ti voglio...”, ok ma a Milano quest’anno si squaglia! Starsene a casa a crogiolarsi sotto al condizionatore, nulla facendo al ritmo del canto delle cicale mi sembra il metodo migliore per contrastare il caldo. Ma, forse forse, c’è un piano B più appagante. È domenica, agosto è vicino e la voglia di vacanza inizia a bussare insistente alla porta della noia. Ci starebbe un bel giro in moto a caccia di frescura. In fin dei conti, cosa c’è di più pop di una ride domenicale? Sole, vento in faccia, strade tutte da scoprire e una compagnia all’altezza.
Sì, ma non ho voglia di stare in sella ore vestita di pelle e cordura: qui, nel deserto del nord, potrebbe diventare una vera sofferenza. Aspetta, ce l’ho: mi servono solo un paio di moto easy, la mia socia di scorrazzate e la pazienza di sgattaiolare per qualche rovente chilometro fuori dalla città, puntando le ruote verso il varesotto, dove le strade iniziano a farsi tortuose e il verde porta sollievo a occhi e mente. Qualche minuto ed è tutto organizzato.

A proposito di verde… per l’occasione Gilda sfoggia una UM Motorcycles Renegade Sport 125 di un pimpatissimo Emerald Green, un chopper in miniatura che fa tanto Lorenzo Lamas ai tempi d’oro e ben si presta alla leggerezza dei nostri intenti. La sottoscritta, che allo stile non rinuncia proprio mai, si lascia invece sedurre dal total black della Renegade Vegas 300, un elegante nero opaco interrotto solo da finiture rosse e dai LED bianchi sulle fiancate (che mi gasano un casino).
Sbirciandomi in sella riflessa nelle vetrine penso che tutto sembra, tranne una moto di piccola cilindrata. La posizione di guida è da sport-cruiser, nonostante le pedane avanzate posso godere di un bel manubrio largo e piatto come piace a me, mentre la Sport, con il suo mini-ape e la sella bassa, offre una seduta ancora più rilassata, che invita a una guida very chill. 27 cavalli per la 300, una decina per la 125. È vero, sono pochini sulla carta, ma scopriremo durante la giornata che ci basteranno per fare davvero di tutto…
Superata la perfida periferia milanese il clima si fa più leggero e ci concediamo una sosta caffè appena fuori dalle mura dell’imponente Castello Visconti di San Vito. No, non siamo a centinaia di chilometri da Milano su qualche sperduta collina, ma proprio dietro l’angolo, nel centro storico di Somma Lombardo.
Il Castello fu costruito nel XIII secolo come parte della linea difensiva lungo il corso del fiume Ticino, tra Milano e il Lago Maggiore. Divenne nel 1448 residenza stabile di Francesco e Guido Visconti in seguito all’estinzione del ramo principale della dinastia viscontea che aveva retto le sorti del ducato di Milano. Per sfuggire ai contrasti con la repubblica Ambrosiana, i due fratelli si rifugiarono in questa antica proprietà, ricevendo giuramento di fedeltà, in forma solenne, da tutti gli uomini del borgo.
È una delle strutture storiche più grandi del Nord Italia e, se l’esterno è ben conservato e degno di nota, sono in realtà gli interni a meritare una visita per la bellezza degli affreschi che rimandano un’esplosione di colori e dettagli unica. Un giretto nel castello – che poi in realtà sono tre racchiusi in un unico quadrilatero – vale decisamente la sosta, ma le nostre selle chiamano e le UM sono belle cariche, col pieno di benza pronte a macinare qualche altro chilometro verso la nostra oasi vacanziera dietro casa.
Paesino dopo paesino arriviamo al Lago di Comabbio, che accarezziamo lungo tutta la sponda ovest per giungere al successivo laghetto, quello di Monate, tra il Varese e il Maggiore, meta prescelta per il pranzo e qualche ora di puro relax.
In riva al Lago di Monate sembra di essere davvero in vacanza: le acque sono limpide perché di origine sorgiva e dunque balneabili. Le spiagge frequentate sì, ma mai troppo affollate; i campeggi, i localini da aperitivo alla golden hour e gli sport acquatici la fanno da padroni e la parola d’ordine qui è natura, a 360 gradi.
È il più pulito tra i laghi italiani e ovviamente vietato alle imbarcazioni a motore: tra le sue sponde solo SUP, canoe e coloratissimi pedalò o gonfiabili, che lo rendono estremamente spassoso e pop! Ma c’è anche un lato più intrigante e arcano, che vede questo bacino glaciale protagonista di diverse leggende tra villaggi sommersi, lacrime di fanciulle infedeli e diluvi scatenati dal Diavolo in persona. A vederlo oggi, proprio non si direbbe.

Tutto questo mistero vi ha fatto venire fame? Il lago pullula di ristoranti, bar, club, c’è davvero l’imbarazzo della scelta e la nostra ricade su Il Larice: ristorante, spiaggia privata, beach volley, pizza, spazio BBQ e chi più ne ha più ne metta.
Si trova a Cadrezzate, dove le sorelle Giada e Sofia accolgono i clienti con il dettaglio più importante che un locale dovrebbe avere: il sorriso. Il resto lo fanno la location – pranziamo all’esterno con una splendida vista sul verde e sul lago – e i piatti, che ora vi andiamo a raccontare.

Gilda punta su una scelta classica, ma vincente: paccheri rigati Felicetti con ragù di lago, zucchine e i loro fiori, spettacolari! Più delicate e rinfrescanti le mie linguine Felicetti con crema di piselli, limone e mandorle tostate.
Ora, detto tra noi, avremmo deciso di rimetterci in moto nel pomeriggio per qualche altro chilometro alla scoperta di questa zona poco battuta, ergo dovremmo tenerci leggere e un fritto misto di calamari, gamberi e verdure potrebbe non essere la scelta più light con i 30 gradi di fine luglio che picchiano sulla testa… Eppure eccolo lì, in tutta la sua croccantezza, che va giù come un bicchier d’acqua nel deserto. Va bene dai, allora niente dessert.
Eh, però, aspetta… quando la tradizione a tavola chiama non accetto rifiuti, e le rinomate pesche di Monate con gelato artigianale alla vaniglia non possono non chiudere in dolcezza il nostro pranzetto. Perché sono famose? Pare siano nate proprio qui quelle che ormai conosciamo come pesche sciroppate.
All’inizio del secolo scorso un giovane cuoco della residenza estiva dei Visconti di Modrone ricevette dai nobili milanesi la richiesta – apparentemente paradossale – di trovare un metodo per conservare le celebri perle del Lago di Monate per poterne godere tutto l’anno e non soltanto nel periodo estivo. Il cuoco, con l’aiuto di uno stagnino, giunse alla soluzione più semplice, ma efficace: un barattolo di latta e uno sciroppo di acqua e zucchero avrebbero conservato le pesche a lungo. Ed è così ancora oggi: vengono raccolte prima dell’alba, lavate, tagliate e pelate rigorosamente a mano e sigillate in barattoli sterili con acqua, zucchero e nulla più.
Deliziose, a lungo.
Rifocillate e rinfrescate dal popolare frutto locale siamo pronte dopo due caffè – manco a dirlo doppi – a rimetterci in marcia. Curiosando sulla mappa durante il pranzo la nostra attenzione viene acchiappata dal Passo del Cuvignone: una stradina piccola e tortuosa che sale oltre i 1000 metri e potrà dunque regalarci ancora un po’ di refrigerio, prima dell’obbligato rientro nel forno milanese. È una zona che mi è molto familiare, da bambina ho trascorso qui innumerevoli estati con i miei nonni e pur non bazzicandoci da decenni, mi rendo conto man mano, salendo, che riconosco ogni angolo, ricordo ogni curva, mi aspetto quel tornante.
La strada si fa via via sempre più stretta, un minuscolo nastro d’asfalto nascosto dal fitto bosco che scorre sotto le ruote delle nostre UM. Nonostante la salita in alcuni punti davvero impervia, le piccolette non si lasciano intimorire e anzi, procedono spedite anche laddove moto più impegnative potrebbero trovarsi in difficoltà. Alcuni tornanti in discesa appena dopo il Passo sono un tantino ostili, al punto che con le automobili si rischia di dover piazzare un paio di manovre per venirne fuori. Sono le situazioni in cui moto facili, leggere e senza troppi fronzoli ti fanno realmente godere della spensieratezza che questa passione sa e deve dare.

La salita è praticamente solo nostra: il caldo ha scoraggiato i ciclisti che normalmente la utilizzano per allenarsi, proprio per la sua conformazione molto tecnica. Da qui sono passati mostri sacri del ciclismo come Alfredo Binda in passato e, più di recente, Ivan Basso. I motociclisti, per il discorso di cui sopra e per lo stato non sempre perfetto dell’asfalto, la evitano volentieri. Qui non si viene per correre, ma per godersi un po’ di sana guida slow e un po’ wild.
Qualcuno però ci corre sul Cuvignone e anche forte. Il Passo è noto per le gare automobilistiche che lo vedono protagonista: dagli Anni 80 è il tratto cronometrato più complicato del Rally ACI Varese, oggi Rally dei Laghi. Quindici chilometri di strada chiusa, felicità e traversi. Che sogno… Se invece come noi siete in lenta gita di piacere e non in modalità gara, una passeggiata fino alle Cascate della Froda non può che coronare il sogno di freschezza di questa domenica di mezz’estate.
Riprendendo la SP7 e contando ancora decine di curve e tornanti sotto alle ruote, arriviamo fino al Lago Maggiore e scegliamo Laveno Mombello per una pausa vista tramonto prima di ripartire – all’imbrunire per schivare afa e traffico – sempre percorrendo strade secondarie per mettere a proprio agio le nostre motorette che, lì adagiate sul cavalletto a bordo lago, si godono il meritato riposo dopo una giornata che le ha messe davvero alla prova, da cui escono senza dubbio a testa alta, alla faccia delle entry-level.
Con il Maggiore che fa loro da cornice attirano ancora più sguardi. L’interesse, tra motociclisti e non, è tanto. Sbirciano, ci chiedono la cilindrata, curiosano ogni dettaglio. E io, tutta fiera, sfrutto l’ora più bella per sfoggiare finalmente i miei fighissimi LED, rientrando purtroppo, molto molto lentamente, verso la city.




































