Vive al Polo Nord, si fa un culo così per portarvi i regali a bordo di una slitta trainata da renne, sfidando freddo e neve e rischiando l’osso del collo per scalare tetti ghiacciati e scendere dai camini. Io me l’immagino Babbo Natale che bestemmia in aramaico antico rischiando di scivolare rovinosamente ad ogni passo per colpa di quegli inutili stivali con la fibbia dorata, che non sono buoni nemmeno per andare alla recita di Natale. Penso che se dovesse essere lui a chiedere un regalo, il buon Babbo sceglierebbe un bel paio di scarponi da montagna. Magari in Gore-Tex, con suola Vibram antiscivolo, caldi e comodi.

E io sono l’uomo giusto per consigliarlo nella scelta.

C’è infatti una zona nel produttivo nord-est che è considerata da tutti il distretto italiano della scarpa sportiva, o Distretto dello Sportsystem. Siamo nell’alta provincia di Treviso (sì, è anche quella del Prosecco, ma non divaghiamo) e più precisamente tra Asolo, Montebelluna e limitrofi. Ora, si dà il caso che io sia nato e cresciuto proprio qui, dove c’è la più alta concentrazione di aziende calzaturiere specializzate nella produzione di scarponi da montagna, sci, trekking ed escursionismo (ma anche di scarpe da ciclismo, pattini in linea e soprattutto stivali da moto, di questo però ve ne parlerò in un’altra storia).

Una superficie di 15 comuni, 350 km quadrati e più o meno 100.000 abitanti, dove sono concentrate circa 500 aziende, artigianali e industriali, 6500 addetti e un fatturato di 2400 miliardi. Parliamo del 65% della produzione mondiale di scarponi da montagna/sci, dell’80% della produzione mondiale di stivali da moto e del 25% dei pattini in linea. Tradizione e artigianalità, unite a innovazione e ricerca (perfino Nike ha un centro ricerche aperto nel 1996, dove fanno le scarpe, letteralmente, a campioni del calibro di Ronaldo, Neymar e compagnia danzante) hanno portato questa laboriosa enclave a diventare un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo.

Non sto a spiegarvi tutta la storia perché dovrei iniziare dall’età del rame e sono di fretta che devo andare a comprare i regali di Natale. Passiamo direttamente al dopoguerra. Le esperienze belliche, purtroppo, ci avevano insegnato l’importanza di indossare calzature adatte, soprattutto in caso di terreni difficili e climi avversi (chiedere ai poveri reduci della campagna di Russia).

Ma è in particolare con le prime le spedizioni alpinistiche e himalayane che la ricerca ha una vera e propria impennata. Pensate che nel 1954, la spedizione che conquistò per la prima volta il K2 con Compagnoni, Lacedelli, Bonatti & Co utilizzava proprio scarponi prodotti dai maestri calzolai della Dolomite, storica azienda fondata a Montebelluna nel 1897.

Per avere un’idea più precisa della storia vi consiglio di farvi un giro al Museo dello Scarpone e della Scarpa Sportiva proprio a Montebelluna: conserva e valorizza oggetti legati al mondo del design, della progettazione, dell’innovazione tecnologica e della produzione di calzature sportive del distretto Industriale dello Sportsystem.

Fondato nel 1984 da un gruppo di imprenditori locali, oggi la sua esposizione vanta circa 400 pezzi, suddivisi in diverse sale, che rappresentano la storia collettiva di questo territorio negli ultimi due secoli (tra le quali proprio le scarpe originali della spedizione sul K2 del 1954). Comunque, nei decenni a seguire lo sviluppo non conosce sosta e, grazie anche alla collaborazione di grandi atleti, le scarpe prodotte rasentano lo stato dell’arte.

Oggi gli scarponi si dividono in svariate categorie, ognuna con le sue peculiarità e i suoi ambiti di impiego. Da avvicinamento, da backpacking, da ferrata, da arrampicata… E ad elencarne tutte le caratteristiche ci metteremo più del Sommo Poeta quando ha scritto la Divina Commedia.

Per decenni sono stati costituiti principalmente da una robusta tomaia in cuoio, sapientemente lavorata a mano e cucita alle suole Vibram con una particolare tecnica chiamata lavorazione Goodyear. Erano tanto pesanti che per camminarci dovevi avere dei quadricipiti che Kalle Rummenigge spostati.

A proposito di storia, quella di Vibram merita una nota a lato. Dopo una spedizione in montagna finita in tragedia a causa dell’inadeguatezza delle calzature, un giovane milanese di nome Vitale Bramani inventa un modello in legno di una suola speciale con dei chiodi in gomma. Con l’aiuto dell’amico Franco Brambilla, che lavorava in Pirelli, realizza uno stampo in acciaio, dal quale prenderà forma la prima suola in gomma con tasselli, brevettata “suola a carrarmato”. Dopo svariate prove di mescole di gomma, arriva a quella vulcanizzata. Decide quindi di creare anche un’azienda che le produca e dalle iniziali di nome e cognome nasce la Vibram. Fine della storia, ma meritava.

Torniamo agli scarponi, perché è giusto, dopo decenni di evoluzione, definirli veri e propri concentrati di tecnologia. Tomaia in pelli trattate o materiali sintetici molto leggeri e resistenti, sempre più colorate e fashion, tanto che si possono portare anche per un aperitivo a Courma. Fodere interne anti-umidità, sempre più comode, con strati impermeabili traspiranti in Gore-Tex, Outdry™, eVent®. Solette rimovibili, ammortizzate, isolanti e traspiranti per garantire confort ad ogni passo. Suole sempre più performanti e leggere, allacciature BOA, esoscheletri di sostegno… Insomma, delle vere opere ingegneristiche che, ormai, trascendono i tipici ambienti montani e sono apprezzate anche da cacciatori, militari, viaggiatori o semplici appassionati di moda.

E adesso lo so che non vedete l’ora di leggere l’elenco completo di tutte le aziende, i prodotti, i listini eccetera eccetera. E invece no, stavolta vi dovrete accontentare di qualche chicca (a mio insindacabile giudizio, of course), che visto il periodo capita a fagiolo. Ah, e siccome so che voi Wheelerz strizzate l’occhio alla moda, con queste farete un figurone anche alla cena di Capodanno.

Iniziamo dalle ATTIVA GTX di CRISPI (QUI il link).

Leggere, ideali per lo speed hiking o il backpacking, le potete scegliere nella versione low o mid. Io le adoro, soprattutto nella versione Octane. Perfette anche con jeans e camicia a quadri per un look da moderno boscaiolo. Crispi è un brand che fa dell’artigianalità e della qualità le sue armi principali. Tradizione e innovazione qui si respirano appena varcate la soglia. Fondata da Alessandro Marcolin nel 1975 sul binomio qualità e tecnologia, oggi Crispi è uno dei marchi più qualificati nel settore outdoor e non solo. Oggi, dopo oltre 40 anni, Crispi è ancora fedele a questa filosofia e produce scarpe di altissima qualità. Negli anni, oltre all’outdoor in senso stretto, l’azienda si è specializzata in segmenti di nicchia come il telemark, in cui Crispi è campione del mondo, il parapendio, la caccia e il law-enforcement/military (i loro scarponcini sono calzati dagli operatori delle più prestigiose unità di forze speciali, notoriamente esigentissimi, io li ho beccati perfino ai piedi di un attore in una famosa serie americana!).

 

Per i modaioli, invece, consiglierei le iconiche MOJITO WRAP di SCARPA (QUI il link).

Originali, leggere e traspiranti sono le scarpe ideali per la vita di tutti i giorni in città, il tempo libero, il travel e, perché no, anche per sdrammatizzare un look elegante a una cena di lavoro. Nascono da una geniale idea dei fratelli Parisotto, che abbinarono una scarpa da climbing a una suola classica. Fondata nel 1938 ad Asolo come Società Calzaturieri Asolani Riuniti Pedemontana Anonima (da cui l’acronimo S.C.A.R.P.A.), oggi SCARPA è una realtà all’avanguardia che fa della sostenibilità uno dei suoi fiori all’occhiello. La versione Wrap, infatti, viene prodotta tramite un innovativo processo produttivo e ricicla gli scarti di lavorazione senza perdere la celebre qualità.

 

Parlavamo di icone e di moda. Allora come non consigliarvi la SLOPE GTX di AKU (QUI il link).

Nata 40 anni fa, è diventata subito celebre per i colori sgargianti e per l’abbinamento di pelle scamosciata e tessuto traspirante. Oggi conosce una seconda giovinezza grazie alla fodera in Gore-Tex che la rende una moderna scarpa da hiking con uno stile classico intramontabile. Calze Burlington, pantaloni a coste in velluto, maglione a collo alto e montone completerebbero un outfit che farebbe un figurone anche a Cortina. E il Dogui approverebbe.

Ora, caro il mio Babbo Natale, l’indirizzo lo conosci, le scarpe giuste te le ho consigliate… Vuoi che ti guidi anche la slitta?