Il Natale, quello vero, per me è sempre stato sinonimo di famiglia. È un concetto che mi appartiene da che ho memoria, tramandatomi dal nonno più speciale del mondo. Ricorderò per sempre la magica atmosfera che da bambino accompagnava il risveglio all’alba del 25 dicembre. Sul giradischi le dolci melodie dei tempi che furono. Loro, i nonni, vestiti a festa e l’amore negli occhi di chi, nonostante le difficoltà della vita, è ancora capace di stupirsi e sentirsi sempre bambino.

La gioia e la passione trasmessami in quegli anni non si è persa, tanto che ancora oggi amo dormire a casa dei miei la notte di Natale. E, seppur senza il mitico giradischi, scartare i regali insieme… cascasse il mondo (fatta eccezione per quella volta in cui il mondo non è cascato, ma l’ho girato in moto. Questa, però, è un’altra storia).

Dal 2020, invece, le mie tradizioni sono leggermente cambiate e durante le feste di Natale si è inserito un nuovo appuntamento fisso: la Dakar. Così, gli sci hanno lasciato il posto alla moto, la neve è diventata sabbia e le baite di montagna bivacchi nel deserto saudita.

La famiglia però non è stata tralasciata, al contrario. Si è semplicemente allargata, sdoppiata. Mi piace definire come “seconda famiglia” i miei compagni d’avventura: avendo condiviso con loro alcuni dei momenti fondamentali nella vita di un uomo (non solo di un pilota) non poteva andare diversamente.

A causa di un infortunio poco simpatico, con mio grande rammarico non ho potuto partecipare all’ultima edizione del Grande Rally. Lo scorso Natale, però, il destino ha voluto comunque farmi un bel regalo.

Proprio a fine dicembre ricevo la chiamata di un certo Davide Virardi, il quale spudoratamente, e con la sua travolgente e folle energia, mi propone di partecipare al rally benefico da lui organizzato, con il ruolo di “TEAM 00”, ovvero apripista/veicolo di supporto/assistenza.

Senza starci a pensare, né sapendo bene di cosa si trattasse, accetto immediatamente.

Scopro poi che si tratta della “Rust2Dakar”, un rally non competitivo, perlomeno non sul cronometro, ma dallo spirito nobile. Un charity rally organizzato allo scopo di portare in Africa auto e moto dei partecipanti, che vengono poi devolute alla popolazione bisognosa in loco. In pratica: poca competizione, tanto divertimento, posti nuovi e molta solidarietà.

È stata una grande esperienza mettere al servizio di questo importante progetto umanitario le mie competenze di viaggiatore, pilota, meccanico, istruttore, avventuriero… Ma soprattutto ho avuto il piacere di condividere i valori in cui credo e il mio grande amore per il deserto con persone che lo comprendono. Magari inesperte, ma ugualmente volenterose e affamate di emozioni vere. Africane.

Passione, solidarietà, spirito di sacrificio, generosità, collaborazione, amicizia hanno caratterizzato il nostro viaggio con il pick-up Caravanserraglio a supporto dell’organizzazione attraverso una delle più leggendarie rotte d’Africa.

Via Marocco, Western Sahara, Mauritania, Senegal, abbiamo raggiunto il “Lago Rosa” e quindi la mitica Dakar (prima o poi andava vista…). Attraverso la Gambia, abbiamo poi raggiunto il Senegal del sud e traguardato finalmente a Varela in Guinea Bissau.

La solidarietà tra due mondi può diventare solidità. Grazie alla collaborazione tra Caravanserraglio e l’associazione Tavolo 8 ODV di Milano siamo riusciti a completare il viaggio con tutti i concorrenti e i loro mezzi: un grande successo per di team e una soddisfazione personale enorme.

Nonostante le prevedibili disavventure, guasti, continui, cambi gomme e tante, ma tante risate, abbiamo raggiunto la meta e lasciato i mezzi dei partecipanti alla Missione di Tavolo 8 a Varela, non prima altresì di aver conosciuto personalmente i luoghi e i protagonisti di questa realtà così lontana, ma in fondo così vicina.

Particolarmente importante per me aver condiviso il Progetto “Garage Ze“ per ridare vita all’officina costruita dal missionario italiano Padre Giuseppe “Zè” Fumagalli in Guinea Bissau.

L’obiettivo di Tavolo 8 è di rendere Garage Ze, ad oggi in stato di abbandono, non solo un’officina, bensì una scuola di formazione per giovani meccanici.  Nell’ottica di un luogo di lavoro, certo, ma anche e soprattutto intendendola come “contenitore” di regole e nozioni generali tese a elevare la qualità della vita media, per fornire strumenti non solo fisici a chi non è mai stato libero di scegliere ed è ostracizzato dal mondo moderno.

E, allo stesso tempo, un “caravanserraglio” per tutti i viaggiatori che, indipendentemente da mezzi e metodi, si dirigono verso il Grande Sud.

Nei giorni di Natale, l’anno scorso, ammetto di aver dubitato di questa strana cosa, che non era una gara, ma invece si. Un rally, ma con poco fuoristrada. Mezzi a cui non avrei dato un euro e piloti che non erano piloti. Il tutto capitanato, tra l’altro, da quello che sembrava un pazzo, l’emblema di “genio e sregolatezza”… e che invece, si è rivelato gran maestro nell’arte di sapersi arrangiare, qualità che apprezzo più d’ogni altra, ed è oggi mio vero “fratello di deserto”.

Dicono che un uomo in guerra, riconosca al primo sguardo un altro uomo in guerra. Bè, io credo valga lo stesso per gli avventurieri o i viaggiatori. Ci si riconosce da uno strano brillio in fondo agli occhi. Cosa rara, ma che fino ad ora non mi ha mai tradito.

Nel mio piccolo, dopo qualche anno da “professionista”, soggiogato degli imprescindibili meccanismi del “fare sul serio”, posso finalmente dire di aver ricordato quanto amassi viaggiare, guidare e vivere a pieno ogni momento.

Non solo ho apprezzato tantissimo l’avventura in generale, ma ho anche conosciuto nuovi aspetti di qualcosa che ritenevo non avesse più segreti per me. Una sorta di ritorno alle origini, condito con una buona dose di ironia e vibrazioni positive.

Gara o non gara, piloti o non piloti… Chissenefrega della definizione. È una gran figata!

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