Non si può dire che ‘sti francesi brillino per simpatia e tu di certo non hai fatto niente per farci cambiare idea. Hai litigato con Arnoux, con Mansell, con Senna non ne parliamo. Cesare Fiorio non ti avrebbe sicuramente invitato a cena. Ti sei fatto cacciare dalla Renault e pure dalla Ferrari. Con quel caratteraccio avresti fatto incazzare pure Gandhi.

Tattico che il generale Schwarzkopf in confronto era un pivello alle prime armi, pignolo nella messa a punto come un ingegnere Rolex, esperto nel risparmiare la vettura come una casalinga finlandese. E cazzo, andavi fottutamente veloce.

Prima dell’avvento dei vincitori “seriali” Schumacher, Vettel, Hamilton & Co, sei stato il primo e unico pilota francese capace di vincere un titolo mondiale di Formula Uno e anche il primo a vincerlo per 2 anni consecutivi. Sei stato anche il detentore del record di vittorie, durato qualche anno tra l’altro, prima che fosse battuto dall’immenso Michael Schumacher. 4 titoli mondiali, 51 primi posti, 33 pole position e un centinaio di podi. Antipatico o no, sei a pieno titolo nell’Olimpo dei grandi.

Il tuo nome è Alain Prost, ma per tutti sei Le Professeur.

Papà francese, mamma di origine armene, una naturale propensione per lo sport, tanto da farlo eccellere nel pattinaggio, nel calcio e perfino nel wrestling. Attività nello svolgimento delle quali si ruppe diverse volte il naso, che è sempre rimasto uno dei suoi tratti caratteristici, alla fine. Avrebbe voluto fare il professore di educazione fisica o il calciatore professionista. Invece, il caso ha voluto che durante una vacanza di famiglia a 14 anni qualche mente illuminata lo abbia fatto salire su un kart (per la gioia dei suoi futuri avversari). E da lì in poi è stata una vera scalata, passando per il campionato francese di Kart nel 1975, la Formula Renault nel 1976 e la Formula 3 nel 1978, fino al grande salto, due anni dopo.

Gli esordi con McLaren

Nel 1980 al primo anno in F1 con la McLaren tutti si accorsero del suo talento, tanto che, nonostante una vettura fragile e poco performante, riuscì ad andare a punti e a concludere il campionato in 16° posizione. E qui inizia la sua storia di pilota “scomodo”. Durante le prove del GP degli Stati Uniti a Watkins Glenn la sospensione della McLaren cedette, causando un’uscita di pista e l’impossibilità di schierarsi in gara. Il nostro venne a sapere che secondo i meccanici la colpa sarebbe stata sua. E tanto bastò perché decidesse di terminare il rapporto con la squadra di Ron Dennis.

La Renault e Arnoux

Non che in Renault dal 1981 al 1983 sia andata molto meglio, nonostante abbia portato la Casa della Losanga ai vertici della F1. Già al secondo anno la rivalità con l’allora compagno di squadra Arnoux, colpevole di ostacolarlo, a suo dire, sfociò in un vero e proprio rapporto di odio tra i due. Per fortuna nel 1983 Arnoux se ne andò in Ferrari lasciando il nostro Alain prima guida, supportato da Eddie Cheever.

Sembrava l’anno buono, invece ci si mette quell’altro simpaticone di Piquet a rompere i c… le uova nel paniere e gli soffia il titolo proprio all’ultima gara, a Kyalami. Davanti a tutto lo stato maggiore Renault, che nel frattempo aveva già tappezzato tutto lo stato d’Oltralpe di cartelloni celebrativi, convinti di vincere il mondiale (ah, la Grandeur francese…). Immaginate com’è finita? Alain sfanculato allegramente da Renault e titolo alla Brabham di Piquet, con un’ulteriore beffa: si scoprì infatti che la benzina della vettura del brasiliano era irregolare, ma la FIA decise di chiudere il caso senza alcuna sanzione. Olé!

Il ritorno in McLaren e l’acerrimo nemico Ayrton

Nel 1984, dopo il burrascoso divorzio da Renault, Alain torna alla corte di Ron Dennis. La McLaren ha già in scuderia nientepopodimeno che il due volte campione del mondo Niki Lauda, non certo un novellino. La vettura motorizzata TAG-Porsche si rivela subito competitiva, tanto che i due si sfideranno in un duello all’ultima curva che finirà con l’austriaco vincitore del terzo mondiale e il povero Alain secondo per mezzo (sì avete capito bene, mezzo) punto. E poi si chiedevano perché fosse sempre incazzato come una biscia.

Ma finalmente arriva il 1985, dove il francese sbaraglia la concorrenza, non litiga con nessuno e si porta a casa il primo Mondiale. Successo bissato nel 1986, probabilmente il vero capolavoro di Alain. Nonostante una vettura palesemente inferiore come prestazioni alle Williams di Mansell e Piquet, e alla Lotus di un giovane Ayrton Senna, grazie alla sua costanza e alla proverbiale saggezza in gara riuscì a vincere un mondiale da sfavorito all’ultimo appuntamento della stagione, dopo un susseguirsi di colpi di scena incredibili. Primo Prost, secondo Mansell, terzo Piquet e quarto Senna. Quattro simpaticoni che starebbero benissimo vestiti da pistoleri seduti a un tavolo da poker con gli sguardi truci in un western di Sergio Leone.

Il 1987 scivola via veloce senza spargimenti di sangue, cambiando solo l’ordine di arrivo a fine campionato. Primo Piquet, secondo Mansell, terzo Senna e quarto Alain.

E poi arriva il 1988. La McLaren parte favorita anche grazie alla nuova partnership con Honda, che fornisce i motori. Ma Prost si tira la zappa sui piedi e si porta il nemico in casa. Su suo consiglio, infatti, il buon Ron Dennis ingaggia Ayrton Senna (al posto di Piquet, comunque. Sarebbe cascato male in ogni caso). E iniziano i problemi.

Il primo screzio avviene durante il Gran Premio del Portogallo, quando Prost prova a infilare Ayrton e quest’ultimo lo chiude contro il muretto. Il francese vince comunque, ma non le manda a dire al brasiliano, che si scusa. Il campionato finisce però con Prost secondo alle spalle di Senna per la regola degli scarti. La rivalità inizia ad inasprirsi.

Iniziano il campionato 1989 da favoriti e dopo un testa a testa durato mesi (con continui battibecchi), alla penultima prova in Giappone Prost, in quel momento in testa al mondiale, chiude un tentativo di sorpasso di Senna e i due finiscono fuori pista. Senna riparte e vince, ma viene squalificato dalla direzione di gara per aver tagliato una chicane. Il titolo va quindi a Prost, che poco prima aveva avuto anche la delicatezza di dichiarare di aver firmato per la Ferrari, buttando ulteriore benzina sul fuoco. L’episodio incrinerà definitivamente il rapporto tra i due piloti, sia in pista che fuori.

La Ferrari e la guerra

1990. L’Italia perde un Mondiale in casa già vinto e a noi appassionati resta almeno la speranza di vedere finalmente una rossa sul gradino più alto del podio in F1 dopo anni di sofferenze. La stagione è una sfida tra Senna e Prost fin dall’inizio. Il campionato è in sostanziale equilibrio e si arriva a Suzuka, esatto, proprio lì dove appena un anno prima si era consumato il primo atto della guerra tra il francese e il brasiliano. E come poteva finire?

Finisce che il brasiliano si vendica letteralmente del torto subito nel 1989. Poco dopo la partenza Senna centra (deliberatamente, come ammetterà qualche tempo dopo) Prost. I due finiscono fuori pista, zero punti per entrambi e mondiale al brasiliano. La rabbia è tanta che il francese medita il ritiro dalle corse. Resiste invece un altro anno, ma la stagione 1991 lo vede sempre lontano dalle posizioni di vertice. E dopo un commento poco felice sulle prestazioni della sua vettura (commento che secondo lui viene frainteso e ingigantito dalla stampa) la Ferrari decide di licenziarlo in tronco senza nemmeno fargli correre l’ultima gara.

L’anno sabbatico e il grande ritorno

Nel 1992 Prost decide di prendersi un anno sabbatico, per poi tornare nel 1993 e sbaragliare la concorrenza alla guida delle Williams. La prima parte della stagione è un’altra sfida tra il francese e Ayrton. La rivalità è tanta che al Gp del Brasile Alain deve essere scortato dalla polizia per non essere linciato dai tifosi del brasiliano. Ma da metà stagione il francese fa il vuoto dietro di sé e vince il suo quarto mondiale, comunicando comunque il suo definitivo ritiro dalla F1 al temine della stagione.

Il 1993 sancisce anche la fine della rivalità tra Senna e Prost, con il brasiliano che lo invitò a festeggiare con lui sul gradino più alto del podio durante le premiazioni del GP di Australia. Gesto che toccò profondamente Alain, come dichiarò lui stesso pochi giorni dopo l’incidente mortale del compianto Ayrrton un anno dopo. In realtà l’ascia di guerra era già stata sotterrata dal brasiliano nel 1992, quando invitò Prost a ritornare al mondiale perché senza di lui le gare non erano più le stesse. Il rapporto era ora di vera amicizia, tanto che in occasione del funerale del campione brasiliano, Prost partecipò portando il feretro.

Gli anni da pensionato d’oro

Gli anni successivi vedranno il poliedrico Alain nelle vesti di consulente per vari team, costruttore di F1 (ma con scarso successo), collaudatore e presentatore. Ma il richiamo della pista è troppo forte e il nostro Alain si iscrive al Trofeo Andros, “la F1 delle nevi” con Toyota. Come poteva andare a finire, secondo voi? Ovviamente Alain ha insegnato la sua arte anche lì, vincendo il titolo per ben 3 volte nel 2007, 2008 e 2012, piazzandosi sul podio per altre 7 stagioni.

D’altronde è pur sempre Le professeur, no?

Ah, oggi il nostro simpatico Professore compie 70 anni.

Tanti Auguri Alain Prost!

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