Warning! Il cocktail di oggi è di quelli piccanti. Per una riuscita perfetta, mischiate i seguenti ingredienti e shakerate bene:

  • 1/3 talento & tecnica sopraffina
  • 1/3 genio & sregolatezza
  • 1/3 sfrontatezza carioca

Guarnite con una buona dose di facciadicoolo, et voilà! Il vostro Zingaro è servito.

Come dite? No, questo caldo malvagio non mi ha rincoglionito e no, non ho iniziato una nuova carriera da bartender (preferisco sempre l’altro lato del bancone). Zingaro è il soprannome del protagonista di oggi, Nelson Piquet, che spegne 72 candeline. Nelson Piquet è un po’ come un Habanero: talmente piccante da risultare quasi fastidioso, ma pur sempre uno dei migliori peperoncini al mondo…

È un personaggio difficile da descrivere perché è stato tanto amato come pilota, quanto discusso come uomo. È ghiaccio e fuoco, mai banale. Polemico, irriverente, guascone, costantemente sopra le righe. Le sue dichiarazioni hanno sempre fatto scalpore ed è sempre stato talmente politically incorrect da beccarsi pure qualche denuncia.

Una delle sue perle ce l’ha regalata nel 1987. Si giocava il mondiale contro il suo compagno di squadra Nigel Mansell: durante la penultima gara Mansell ebbe un pauroso incidente regalando, di fatto, il titolo a Nelson. Ebbene, il nostro durante la conferenza stampa post gara se ne uscì candidamente con questa lapidaria dichiarazione: “oggi l’intelligenza ha vinto sulla stupidità…”.

Per non farsi mancare niente adottava uno stile di vita abbastanza libertino, diciamo così, ed era anche un donnaiolo impenitente. Ha avuto sette figli da quattro mogli e un innumerevole quantità di flirt veri o presunti (tra l’altro, la figlia Kelly è la compagna di Max Verstappen, altro simpaticone del Circus. E, prima dell’olandese, è stata sposata con l’ex pilota di F1 Daniil Kvyat).

Chi non ricorda la più celebre rissa della Formula 1? E chi poteva essere il protagonista, se non lui? Chiedete al povero Salazar che nel 1982 venne preso a pugni a Hockenheim da un Nelson imbufalito dopo un contatto in pista…

La sua personalità straripante lo portò a scontrarsi pesantemente anche con un altro celebre pilota brasiliano. Sì, esatto, proprio con Ayrton “Magic” Senna. Era una rivalità che trascendeva la pista, anzi, forse era proprio fuori dalle gare che se le davano di santa ragione a suon di frecciatine e interviste al vetriolo.

I fan di Nelson sostenevano che il problema risiedesse nello stile aggressivo di Senna. Ma le malelingue, invece, sostenevano che il problema fosse un altro: la stella del giovane Ayrton stava inesorabilmente offuscando quella di un Piquet che si avviava alla fine della carriera.

Certo, le differenze tra i due erano notevoli, con Nelson da Rio de Janeiro e Senna da San Paolo, Nelson che divideva gli appassionati tra quelli che lo amavano e quello che lo avrebbero preso a calci e Ayrton idolatrato al punto da diventare una vera e propria leggenda per il popolo brasiliano. Io penso che un po’ questa cosa il nostro Nelson l’abbia sofferta, tanto che non si è nemmeno presentato al funerale del compianto Senna e, ancora adesso a 20 anni di distanza da quella tragedia, continua imperterrito a mantenere viva questa sorta di rivalità. Almeno non si può dire che non sia coerente…

È vero, Piquet non brillava (e non brilla) per simpatia, soprattutto fuori dalla pista, ma sportivamente parlando è stato uno dei più forti piloti di Formula 1 di sempre: veloce in qualsiasi condizione, intelligente e con una capacità fuori dal comune di adattarsi rapidamente a nuove piste e nuove auto, tanto che il suo palmarès conta 24 pole position, 60 podi e 23 gran Premi vinti.

Ma soprattutto 3 mondiali: 1981 e 1983 al volante della Brabham e nel 1987 su Williams. Mondiali vinti, tra l’altro, passando tranquillamente dalle celebri (e temibili) wing-car, alle mostruose vetture turbo, lottando e vincendo contro campioni del calibro di Arnoux, Lauda, Mansell, Senna e Prost.

Paradossalmente Nelson Piquet in pista non era particolarmente aggressivo o spericolato, anzi. Era un ottimo stratega, molto regolare, attento nella gestione della vettura e delle gare. Forse non era nemmeno il mio pilota preferito, lo ammetto, pur riconoscendone la bravura.

Ma un bel giorno ha pensato di regalarci quello che per me è il più spettacolare sorpasso della storia della Formula 1 (nella mia classifica ALL TIME è sul podio assieme al giro di Villeneuve-Arnoux appaiati e al giro veloce di Senna a Montecarlo nell’88), curiosamente proprio ai danni di Senna.

Gran Premio di Ungheria del 1986. Ultimi giri, Piquet tenta il sorpasso, ma va lungo e Ayrton mantiene la prima posizione. Nelson allora ci riprova. Per stare davanti all’odiato rivale – all’epoca su Lotus – si inventa una staccata contro le leggi della fisica e per tenere la corda fa intraversare l’auto, sorpassando definitivamente Senna con la vettura completamente di traverso, driftando allegramente fino all’uscita di curva che Dominique Toretto levati proprio…

Altro che DRS, Kers, controlli di trazione, eccetera eccetera. In quel sorpasso c’è tutto: tecnica, cuore, pelo sullo stomaco e una buona dose di pazzia. Jackie Stewart commentò così la manovra “È stato come fare un looping con un Boeing 747!”.

Ecco, potrai essere anche il pilota più antipatico che ha calcato le piste, potrai essere scomodo, fastidioso e pure un po’ bullo. Ma con quella manovra ti sei guadagnato tutto il mio cazzo di rispetto.

Happy birthday, Zingaro.

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