1985. Il mondo della musica era ancora ubriaco di buonismo, good vibes e nobili sentimenti dopo la grandiosa uscita di We are the world nel gennaio di quell’anno.
Tutti a volersi bene, tutti politically correct, tutti sorridenti e abbracciati, cuori e cuoricini dappertutto. Tutto molto bello.
Non che la scena musicale fosse poco interessante, sia chiaro. In radio imperversano i Bon Jovi, Bruce Springsteen, i Simple Minds, i Police, i Cult, gli U2… Sì, insomma, non ci si poteva lamentare. Però i rocker del tempo si erano un po’ imbolsiti. Erano gli anni del passaggio dal glam all’hair metal. Era tutto più patinato, i sintetizzatori iniziavano a diventare onnipresenti e i vecchi leoni del rock iniziavano a ruggire con più garbo.
Si, c’erano i Mötley Crüe a tenere alta la bandiera della trasgressione, a sfasciare qualche stanza e dare un po’ di scandalo qua e là, ma erano quasi una mosca bianca. E, a dirla tutta, forse facevano più casino che musica (non me ne vogliano i fan dei Motley).
Quello che non sapevamo era che a marzo 1985 si sarebbe abbattuto un ciclone sul mondo della musica. Un ciclone di sesso, droga e rock’n’roll come non si vedeva dai gloriosi Anni 60, quando Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Deep Purple & Co scrivevano le sacre tavole del rock e codificano la rockstar attitude.
Nel marzo 1985 in California, infatti, dalla fusione degli L.A. Guns e degli Hollywood Rose, nascevano i Guns N’ Roses. Non sto a raccontarvi le vicissitudini sui primi membri della band, quelli entrati e usciti senza lasciare tracce di sorta, anche perché sono stati talmente tanti che ci metterei una giornata. Vi dico solo che la formazione “titolare”, quella storica, per me è stata sempre e solo una. Axl Rose, Slash, Duff McKagan, Izzy Stradlin, Steven Adler.

Inquadrati inizialmente nell’hair metal, diventarono i precursori dello sleaze metal, i cui testi parlavano di dipendenze dalle droghe, prostituzione, crimini ed eccessi vari. Narravano la vita dei sobborghi di L.A. con uno stile musicale più vicino all’heavy metal che, nel caso dei Guns, aveva forti influenze blues. Insomma, un hair metal che faceva un po’ più “brutto e cattivo”.
I Guns spaziano con disinvoltura dall’hard rock di Welcome to the jungle e Nightrain, a ballad strappamutande come Don’t cry e November Rain, passando per cover leggendarie come Knocking on heavens’ door di Bob Dylan o Sympathy for the devil degli Stones.
Sì lo so, state aspettando il pippone sulla discografia, la storia di ogni album, la canzoni più importanti, ecc ecc.. Stavolta però sono buono e ve lo risparmio. Però vi racconto un po’ di questi ragazzacci.

Il leader indiscusso era indubbiamente Axl Rose, un tarantolato che sul palco catalizzava l’attenzione del pubblico tra salti, corse, balli e improbabili shorts. Ma la sua dote principale era sicuramente la voce: con l’incredibile capacità di coprire 5 ottave e mezzo, praticamente riusciva in acuti più alti di molte cantanti donne e, allo stesso tempo, poteva cantare più basso dei suoi colleghi maschi. Lui non aveva bisogno dell’autotune, lui ERA l’autotune. Axl alla fine è l’unico membro della formazione originale che sarà sempre presente (il ragazzo finiva regolarmente con lo stare sul cazzo a tutti gli altri che, stanchi della sua “ingombrante” personalità, se ne andavano sbattendo la porta).
Axl divideva gloria e palco (e simpatie femminili) con un altro leader, forse meno estroverso, ma che rappresentava il lato dark della band con quel cappello nero calato sulla chioma riccia, il petto rigorosamente nudo, gli imperscrutabili occhiali a specchio e la sigaretta perennemente pendente all’angolo della bocca.
Slash, all’anagrafe Saul Hudson, è l’unico non americano del gruppo (è nato a Londra, infatti). Pochi sanno che Slash fu scartato a un paio di provini, prima con i Poison e poi proprio con i Guns (troppo blues, dicevano), salvo poi entrarci in pianta stabile nel 1985.
Chitarrista dalla tecnica sopraffina, è capace di riff potentissimi e indimenticabili (quello di November Rain oserei dire epico), suonati con l’inseparabile Gibson Les Paul Gold top o con l’iconica Gibson 1966 EDS 1275 doppio manico, usata per l’incredibile assolo del Padrino.
Gli altri componenti della band comunque non erano sicuramente da meno. Al basso c’era quel fenomeno di Duff McKagan. Eccelso polistrumentista, capace di costruirsi una carriera alternativa con Velvet Revolver, Jane’s Addiction e pure come solista. Il suo successo con le donne è sottolineato dal boato del pubblico femminile ogni volta che si presenta sul palco ancora oggi…
Alla chitarra ritmica c’era poi Izzy Stradlin, forse l’anima candida del gruppo (definizione eufemistica ovviamente, ma rispetto agli altri quattro Izzy era quasi uno stinco di santo). Poteva sembrare il meno appariscente, ma Slash ammise più volte che la presenza di Izzy era importantissima sia a livello musicale che umano.
Last but not least Steven Adler, un pazzo con le bacchette, in pratica. Forse di lui si ricordano più le intemperanze dovute agli abusi di droghe e alcol che le performance musicali. La leggenda narra che per registrare Civil War dovette provare ben 81 volte da tanto era fatto. Non che gli altri da questo punto di vista fossero esattamente un gruppetto di boyscout alla festa dell’amicizia eh…
Perché ok i 100.000.000 di dischi venduti, ok i concerti memorabili davanti a folle oceaniche, il successo, le donne, i soldi, la felicità. Ma tutto questo luccicare aveva un lato oscuro che probabilmente ha fatto sì che il tornado Guns N’ Roses durasse giusto una manciata di album, salvo le varie reunion tentate o riuscite negli ultimi anni.
Tra risse con altri gruppi, bevute colossali, dipendenze da ogni sostanza possibile e immaginabile (celebre il loro rapporto con Mr. Brownstone, un modo carino di chiamare l’eroina) il gruppo è letteralmente imploso su sé stesso.
Steven Adler è stato buttato fuori ancor prima di registrate Use Your Illusion I e II perché completamente dipendente dall’eroina, tanto da non riuscire a suonare. Duff McKagan già nei primi Anni 90 ha rischiato di morire di una pancreatite causata da eccesso di alcol e droghe. Axl Rose, che si diceva fosse bipolare, ha avuto pensate come quella di registrarsi mentre scopa con la fidanzata del batterista, per poi inserire la traccia vocale in Rocket Queen, l’ultimo pezzo di Appetite for Destruction). Izzy Stradlin ha lasciato la band perché non riusciva più a star dietro agli eccessi degli altri. Slash che ha passato anni ad entrare ed uscire dalla disintossicazione.
Sono riusciti a far scappare a gambe levate pure Tom Zutaut, storico manager dei Mötley Crüe, quindi non esattamente un primo pelo, ecco.
Erano un delirio di perversione, distruzione, droghe e chitarre, talmente fuori controllo da non rendersi nemmeno conto di essere stata, forse, l’ultima vera grande rock band.
Però dai, alla fine chi siamo noi per giudicarli? Ma soprattutto che cazzo ce ne frega? Ci hanno regalato alcuni tra gli album più belli della storia del rock e tanto basta. Lo so, vi avevo promesso che vi avrei risparmiato pipponi, elenchi di album e menate varie. Ma una playlist con i miei pezzi preferiti dei Guns me la concedete? E allora, su le cuffie e volume a palla.
Buon 40° anniversario Guns N’ fuckin’ Roses!
A proposito: per i nostalgici che non temono gli effetti del tempo che passa, il 23 maggio in Arabia Saudita inizia un enorme, infinito giro di giostra che vedrà i Guns ‘N’ Roses esibirsi in stadi e festival per tutta l’estate con ospiti come Public Enemy, Rival Sons e Sex Pistols, con Frank Carter in date selezionate. Un tour di 24 eventi che toccherà Europa e Medioriente. In Italia? Il 12 giugno alla Visarno Arena durante il Firenze Rocks. Tutti pronti?







































