Partiamo da una premessa: questo articolo non conterrà alcun imbarazzante disclaimer relativo alla delicata coesistenza tra il consumo di vino e il concetto di viaggio itinerante. È un “non problema” che trova facile soluzione nella semplice organizzazione e in un essenziale senso di responsabilità. Non saranno certo i recenti inasprimenti legislativi a frenare il treno dell’enoturismo, sempre più in voga e traino di una passione che si sta diffondendo a macchia d’olio tra un pubblico oggi ancor più eterogeneo.

Proprio questa passione, unita alla mia inseparabile curiosità, mi trascinano in questo primo viaggio dell’anno, all’insegna di qualcosa di nuovo, di fresco… di frizzante!

 

Arriviamo da un periodo dove di bollicine se ne sono viste e assaggiate parecchie. Ancor più che per altre tipologie di vino, questa sembra essere saldamente dominata da specifici territori: dagli altisonanti champagne ai nostrani brand della Franciacorta e delle colline venete di Conegliano e Valdobbiadene. Vini indubbiamente eccellenti, che provengono da zone deliziose da esplorare, per stimoli e scenografici paesaggi.

Ma… se questo mondo fosse molto più dinamico e in fibrillazione di quello che si pensa? Se tra tutte queste solide certezze ci fosse del “nuovo che avanza”? Non c’è momento migliore per andare a toccare con mano (e degustare) quel che di nuovo si sta affermando nel raffinato mondo delle bollicine, dentro e fuori i confini nazionali. Il tutto impreziosito da qualche piccolo hints turistico, per arricchire e gestire al meglio il piacere del vino in viaggio.

Questo affascinante tour tra le bollicine è stato reso possibile grazie all’imprescindibile supporto e all’ispirazione dell’amico Francesco Pagani, wine-advisor e magnifico storyteller del vino.

La prima tappa di questo frizzante tour mi porta poco distante da Milano, nel cuore dell’Oltrepò Pavese.

Un’oasi quasi inspiegabile, fatta di verde splendente e morbide colline decorate dai vigneti. In qualsiasi modo si esplori il territorio, si avrà la piacevole sensazione di trovarsi in un luogo di ordinata e magistrale bellezza. I piccoli e antichi borghi, quasi tutti arrampicati sulle cime dei colli, emergono grazie alle torri dei loro castelli e ai campanili. Tutto intorno è una distesa di boschi e filari dove si inerpicano strade dolcemente tortuose. È già magico così.

Ma si resta increduli una volta giunti a Corvino San Quirico, sede di Tenuta Mazzolino, uno di quei luoghi capaci di riconciliarti con il mondo, per la loro storia e il loro fascino. Una villa dell’Ottocento dallo stile elegante e raffinato, colma d’arte e circondata da splendidi giardini all’italiana.

Come spesso accade, alle spalle c’è una storia di famiglia, con il nonno Enrico che agli inizi degli anni Ottanta dà vita all’azienda agricola. Nel 1985 arriva la prima bottiglia di Pinot Nero, ma è nel 1999 che avviene la svolta, con l’arrivo dell’enologo Kyriakos Kynigopoulos, formatosi all’università di Digione e ritenuto uno dei maestri di Borgogna, capace di portare una filosofia produttiva e stilistica in grado di riprendere quel savoir-faire tipico dello champagne.

Guidata dal 2015 dalla nipote Francesca Seralvo, Tenuta Mazzolino regala oggi un’autentica eccellenza: il Blanc de Noir. Si tratta di una bollicina finissima, cremosissima, di grande profondità gustativa, con la giusta sensazione di tensione e secchezza, senza che emerga alcuna componente amaricante, segno che la gestione della maturazione delle uve è stata fatta al top e la vinificazione è realizzata con i tempi giusti. Un vino dalla versatilità incredibile, che volendo può anche essere dimenticato in cantina perché la sua grande acidità e la grande tensione gustativa gli permettono di invecchiare, di evolvere, di farsi più complesso e avere quegli spunti di ossidazione che lo possono rendere molto sexy. Un esempio di come in Oltrepò Pavese si possa fare bene.

La visita in cantina è una gioia imperdibile mentre la villa è disponibile per eventi.

Si dorme in paese, presso l’Hotel Le Vigne di Corvino, un tre stelle con ristorante interno, a un paio di chilometri dalla tenuta. Per arricchire i giorni in Oltrepò si può disegnare un itinerario attraverso le tre cosiddette “valli del vino” (QUI tutte le info), Valle Versa, Valle Scuropasso e Valle Coppa.

Nello scenario spettacolare dei suoi saliscendi, i tanti borghi regalano sempre un motivo di sosta, tra punti panoramici, antiche fortezze e musei etnografici. Il mio must? Casteggio con le sue viste panoramiche, Villa Marina (dove soggiornò anche Giuseppe Mazzini) e l’antica Certosa Cantù, oggi sede del Museo Archeologico. Per l’inizio della bella stagione invece meglio affidarsi ad uno degli itinerari GPX per trekking o mountain bike che conducono verso le tante panchine giganti disseminate sul territorio. Le big bench non sono più una grande novità, ma fanno da valido pretesto per viste e tracciati davvero emozionanti.

Per la seconda tappa ci dirigiamo ai piedi del massiccio dei Vosgi, lungo la linea di confine tra Francia e Germania.

L’Alsazia, oggi parte della regione del Grand Est, non dista molto dalla Champagne. Eppure, invece di soffrirne la vicinanza, è riuscita a definire una propria identità vinicola forte e ben caratterizzata, capace di dar vita a prodotti straordinari. Un territorio non particolarmente esteso, da esplorare in pura filosofia slow, assaporando gli antichi villaggi fioriti di epoca medievale con le case a graticcio in tinta pastello, circondati da una campagna letteralmente tappezzata di vigneti.

Tra Colmar e Strasburgo, nel piccolo borgo di Scherwiller, la “collina dei cavalieri” ospita gli otto ettari del Domaine Jean-Paul Schmitt. Il colpo d’occhio rapisce per fascino e suggestione, con i vigneti che occupano parte della collina al cui vertice svettano i resti del castello di Ortenburg. A tratti può non essere chiara l’epoca in cui mi trovo.

Il lavoro di Jean-Paul Schmitt si fonda sulla totale comprensione e il rispetto per lo straordinario contesto ambientale e climatico che contraddistingue questo territorio. Ciò impone rese molto basse (38 hl/ha), una politica biologica di lotta alle malattie della vite e il solo utilizzo di lieviti naturali in fase di vinificazione. Una filosofia che trova riscontro nella certificazione Ecocert ottenuta dal domaine nel 2015 e la successiva certificazione Demeter per la produzione biodinamica.

Si producono tutte le varietà tipiche alsaziane, ma l’attenzione qui si rivolge alle amate bolle. Come in altre regioni dell’Europa centrale, il cambiamento climatico sta cominciando a dare i suoi “frutti” e anche in Alsazia le minori difficoltà di maturazione delle uve permettono oggi di ampliare la produzione di vini secchi.

Ecco quindi l’emergere di prodotti come il Brut Zéro, un Cremant d'Alsace (la dicitura Cremant indica tutte le tipologie di spumanti fatti col metodo Champenoise al di fuori della regione della Champagne) davvero fantastico, dal rapporto qualità-prezzo unico.

Ricco, goloso, semplicemente delizioso! Accompagna la tavola come pochi e si eleva quando abbinato ad un raffinato aperitivo gastronomico, magari a fianco a cruditè di mare, ostriche o un gratinato di cozze.

Una beva semplice per un vino non troppo “intellettuale”, ma assolutamente mai banale, anzi. La godibilità è la sua arma migliore, che porta a stappare la bottiglia, versarla e finirla con gioia e senza affanni. Una bollicina che rispecchia perfettamente il carattere di chi lo produce, facendone emergere affabilità e profonda semplicità.

Per assaggiare i suoi vini basta prenotare una visita al punto di degustazione, lungo la strada che costeggia i vigneti dell’azienda.

Si dorme letteralmente di fronte allo shop, all’Auberge de la Huhnelmuhle, così da potersi godere la degustazione senza preoccupazioni.

Motivi per soffermarsi nella regione se ne possono trovare tanti e la Strada dei Vini dell’Alsazia li unisce simbolicamente tutti. Circa duecento chilometri che corrono tra  borghi storici e paesaggi incantevoli dominati dalle vigne. Il tratto che mi sento di consigliare è quello da Colmar a Strasburgo, attraverso i pittoreschi villaggi di Eguisheim, Kaysersberg e Riquewihr, incastonati nella loro dimensione sospesa nel tempo.

La strada, che in parte si sovrappone all’antica via romana che collegava l’Alsazia alla Lorena, ha una sua variante ciclabile da 140 chilometri complessivi. Qui si toccano vertici elevatissimi, immergendosi ancor di più nel contesto naturale e paesaggistico di questa incantevole regione.

La terza tappa ci riporta in Italia, nella piccola località di Salorno, il centro vitivinicolo più meridionale dell’Alto Adige.

Si respira aria di melting pot tra cultura tedesca ed italiana, una simbiosi che si rispecchia anche nello stile architettonico del borgo. Il centro storico di Salorno è caratterizzato da ricchi edifici in stile rinascimentale e barocco. Che si trattasse di un luogo particolare lo avevano intuito anche alcuni personaggi di spicco, come Napoleone, Martin Lutero e Albrecht Dürer, che da qui sono transitati, magari sorseggiando uno dei nobili vini qui prodotti.

Da Salorno parte infatti la Südtiroler Weinstrasse, che seguendo il corso dell’Adige risale sino a Malles, vertice settentrionale di questo sorprendente territorio. La bella residenza “Hausmannhof” accoglie il visitatore attraverso un lungo viale di cipressi mentre intorno i pendii ricoperti da vigneti creano un motivo ipnotico. Alois Ochsenreiter, titolare dell’azienda Haderburg, accoglie nel suo “castello” come un autentico mago della bollicina altoatesina.

Negli anni Settanta trasforma l’azienda agricola indirizzandola verso la produzione di vini e da subito si specializza nella spumantizzazione.

Un’esperienza che si tramuta negli anni in identità e personalità, evitando di imitare pallidamente noti vini francesi ma concentrandosi su una vinificazione equilibrata delle uve che arrivano dai suoi luoghi, limitando al minimo gli interventi durante tutto il processo.

L’alchimia trova la sua migliore espressione nell’Hausmannhof Riserva, uno Chardonnay magnifico, teso, profondo, grosso, estremamente gastronomico.

Non è uno spumante da aperitivo, ma da abbinare al grande piatto, ad esempio al tagliolino con l'astice e la sua bisque, alla suprema di faraona o anche a un filetto alla Rossini.

Nel calice c’è grande complessità, ricchezza e struttura da vendere, perfettamente bilanciata con l'acidità. Un esempio di grande eccellenza.
Per gioire delle creazioni di Haderburg non resta che raggiungere il suo “regno” e organizzare una bella visita in azienda.

Si può dormire a due passi dall’azienda, in uno degli appartamenti dell’Agriturismo ATL. Una struttura splendida, attenta all’ambiente, dove a seconda della stagione si possono addirittura consumare i prodotti dell’orto.

Per rendere ancor più magica la permanenza non resta che affidarsi come spesso accade alla bicicletta. La Strada del Vino propone tre itinerari percorribili tutto l’anno anche dai meno allenati. Una splendida esperienza lungo il corso dell’Adige, respirando il profumo dei vigneti tra antichi tratti ferroviari, laghetti dall’acqua cristallina e storici manieri.

Le ultime due tappe ci portano in Germania… terra di vino! Può sorprendere ma siamo in un territorio in cui la viticultura c’è dal Medioevo, dove i monaci hanno potuto mettere a dimora le vigne ben prima che il vino italiano diventasse famoso.

Insomma qui c’è tradizione, c’è storicità. Il climate change sta facendo il resto, permettendo a certe zone di ottenere vini spumantizzati capaci di acquisire caratteristiche un po’ più mediterranee rispetto al passato. Si passa prima nella Pfalz (o Palatinato), zona meridionale della Germania dove la bollicina si è sempre fatta. Qui il Riesling resta il vitigno più diffuso, anche se le nuove condizioni climatiche stanno permettendo al Pinot Nero e allo Chardonnay di prendere piede.

La nostra meta è Deidesheim, dove si trova l’azienda Reichsrat von Buhl, una realtà storica importantissima, capace di una produzione elevata con standard qualitativi altissimi. Tra le tante proposte brilla il Suez Vintage Riesling millesimato 2015.

Perché chiamato “Suez”? Semplice, perché all’inaugurazione dell’omonimo canale (nel 1869) fu proprio questo Riesling di Von Buhl ad essere aperto per celebrare l’evento. E dopo averlo degustato non si fa fatica a capire il perché.

Vino straordinario, 100% Riesling, metodo classico, che racchiude nello stesso bicchiere sia la parte affumicata di idrocarburo che è tipica del vitigno, che l’ossidazione e la grassezza della grande bollicina da utilizzare su una tavola “importante”. È un Sekt (il termine tedesco che indica lo spumante) che può davvero sorprendere anche i palati più raffinati.

L’esperienza della visita permette sia la normale degustazione in vineria che la scoperta delle antiche cantine. Il tutto si completa nello splendido ristorante Sushi-B, adiacente alla vineria, dove in un locale dalle atmosfere suggestive si potrà sperimentare l’autentica cucina giapponese abbinata ai vini dell’azienda. A trecento metri si trova anche il Ketschauer Hof, una deliziosa struttura alberghiera sempre di proprietà dell’azienda, perfetta per soggiornare qui.

Per arricchire l’itinerario bello concedersi un city break nel cuore di Spira (Speyer), città che si può definire imperiale. La sua possente cattedrale Patrimonio Unesco, circondata da un enorme parco, è la più grande chiesa romanica rimasta in Europa e ospita le spoglie di otto imperatori e re tedeschi.

Rimanendo in Germania, si sale un po’ più a nord fino a Fellbach, nel Baden-Württemberg, dove ha sede la Weingut Aldinger, azienda fondata nel 1492. Non esattamente dei novellini… Una storia centenaria e una tradizione che è possibile ritrovare in vini rossi e bianchi stratosferici, ma anche nell’affascinante Aldinger Brut Nature millesimato 2018.

Nasce da un sapiente mix di uve Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier ed è capace di coniugare la ricchezza del grande vino spumantizzato tedesco con l’acidità e una tensione quasi salina di enorme interesse. Alla ceca sa mettere in difficoltà anche il degustatore più esperto.

Per dormire è perfetto l’Hotel Waldhorn, graziosa struttura a conduzione familiare a duecento metri dalla vineria, che offre un interessante ristorante con proposte di cucina greca e tedesca e… una pista per giocare a bowling!

Per completare il viaggio ci si può gettare nella vitalità cittadina di Stoccarda, ad un passo da Fellbach, oppure rifugiarsi sulla collina di Keppelberg e godersi una vista incantevole sui vigneti e sulla valle del Rems.

Il Fellbach Wine Trail è la chiosa perfetta che permette di ritornare alla dimensione essenziale della scoperta del vino.

“Conoscere il vino significa camminare le vigne…”, come sentenziava poeticamente il vate Luigi Veronelli… e non si può che condividere serenamente questa sua visione.

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