Parlare di POP nel mondo automotive non è proprio così facile. Il termine POP è diminutivo di popular, popolare. Che nella nostra lingua si traduce, a sua volta, come “famoso” o “per tutti”. E qui siamo già al centro della ragnatela. Se poi uniamo POP alla parola AUTO, cosa succede? Beh, in primis pensiamo alle vetture nate come nazionalpopolari, diventate nel tempo icone di stile. Prime tra tutte le Fiat Panda e la 500, giusto per giocare in casa. Ma hey, lo sono anche le car dei sogni! Quelle che sai non essere certo alla portata di tutti, chiaro, ma che sono da sempre nell’immaginario comune. Giusto per rimanere sotto la bandiera tricolore, se vi dico Ferrari o Lamborghini, siete tutti d’accordo con me sicuramente.

Negli anni gli uffici di design e sviluppo hanno contribuito significativamente alla nascita di nuove icone e l’esercizio di stile ha ampliato il modo in cui le automobili diventano popular, in un mix tra icone e opere d’arte.

Ne sanno qualcosa a Monaco, dove in Casa BMW nel 1975 è nato il programma BMW Art Cars, tre parole che rappresentano il legame tra auto iconiche, come la BMW M1 o la BMW Z1, e artisti di fama mondiale come Roy Lichtenstein, Andy Warhol o Jeff Koons. 20 il numero totale di opere realizzate, dove a raggiungere la cifra tonda è nientemeno che la M Hybrid V8 della pittrice newyorchese Julie Mehretus, che nel weekend del 15 e 16 giugno ha partecipato alla 24 Ore di Le Mans, scendendo in pista proprio con il numero di esemplare. Esattamente 50 anni dopo la prima Art Car di Alexander Calder che nel 1975 aveva debuttato sullo stesso circuito.

Everywhen e la pittura performativa

Tutto il progetto BMW Art Car ruota attorno a concetti di invenzione, immaginazione, del superamento dei limiti di ciò che è possibile. Non ho pensato a questa macchina come a un’opera da esporre. L’ho concepita come qualcosa che avrebbe corso a Le Mans. È una pittura performativa. La mia BMW Art Car è stata creata in stretta collaborazione con le squadre del motorsport e dell’ingegneria. L’ho percepita come completa solo a fine gara“.

Lo spazio, il movimento e l’energia sono sempre stati motivi centrali nel lavoro di Julie Mehretu. Per il design della M Hybrid V8 ha trasformato, per la prima volta, un’immagine bidimensionale in una rappresentazione tridimensionale, riuscendo a portare il dinamismo nella forma. “Everywhen“, il vocabolario di colore e forma del suo monumentale dipinto, è stato proprio il punto di partenza per il design. La sua impronta visiva astratta risulta da fotografie digitalmente alterate, sovrapposte in più strati di griglie di punti, veli dai colori al neon e marcature nere caratteristiche del lavoro dell’artista.

La pittura, il disegno e la grafica coinvolgono lo spettatore in una dinamica articolazione visiva dell’esperienza contemporanea, una rappresentazione del comportamento sociale e della psicogeografia dello spazio, esplorando i palinsesti della storia, dal tempo geologico a una fenomenologia moderna del sociale.

Nello studio dove avevo il modello della M Hybrid V8 stavo semplicemente seduta di fronte al dipinto. E ho pensato: cosa succederebbe se questa macchina si fondesse con l’opera e venisse influenzata da essa?” L’idea era di fare un mashup. Continuavo a vedere la tela che, in qualche modo, gocciolava sull’auto. Persino i reni (l’iconica calandra BMW, ndr) dell’auto ne hanno assorbito il motivo“.

La fusione tra l’opera e il veicolo è stata realizzata con l’aiuto della mappatura 3D, grazie alla quale il soggetto è stato trasferito sui contorni dell’auto tramite una pellicolatura apposita per farla correre alla 24 Ore di Le Mans.

E dopo la gara?

L’opera entrerà a far parte della collezione permanente del Museum of Modern Art (MoMA) di New York, a cui è stata donata.