Vi ricordate quando vi raccontavo dei miei 11 anni?

Correva l’anno di grazia 1989 (sì ok, è il secolo scorso, ma io sono solo un adolescente con molta esperienza). L’Inter del Trap e dei tedeschi e lo scudetto record, il Milan di Sacchi e degli olandesi vinceva la prima Coppa dei Campioni dell’era Berlusconi, la lambada turbava i sogni di noi ragazzetti, che nel frattempo iniziavamo a capire che il Postalmarket non era solo un banale giornale di vendita per corrispondenza. E poi Piazza Tienanmen, Solidarnosc, la nascita del World Wide Web, il primo Game Boy, i Pink Floyd che suonavano davanti a 200.000 persone a Venezia

Già così era stato un cazzo di ottovolante.

Ma non era ancora finita. Nell’immaginario comune la distruzione di un qualcosa si associa in automatico ad eventi con un significato negativo. Non fu così per il 9 novembre di quell’anno. In quel freddo giorno del 1989, il crollo, o la caduta, del muro di Berlino, assunse un significato completamente diverso. Era libertà, uno spartiacque fra 2 epoche, la fine di un mondo diviso da quella che chiamavamo cortina di ferro, l’inizio di una nuova era fatta di pace, amore e uguaglianza (o almeno l’idea era quella…). E cambiò la vita a una quantità infinita di persone in ogni parte del mondo. 

Quello che poteva sembrare un semplice manufatto in cemento divideva l’ovest capitalista dall’est comunista. I colori e la libertà contro il grigio e l’oppressione. Le super potenze USA-URSS che facevano a gara a chi ce l’aveva più lungo mostrando i propri arsenali nucleari come fossero i gioielli di famiglia. Praticamente abbiamo vissuto più di 40 anni guardando terrorizzati 2 bulletti incazzati che mostravano i muscoli, si guardavano in cagnesco, si insultavano, si provocavano, ma non si toccavano con un dito (e per fortuna direi, altrimenti adesso non sarei qui a scrivere con una birra in mano).

Berlino rimase divisa per quasi 30 anni: dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989 in centro città si ergeva il muro che divise popoli e generazioni. E le sue tracce si possono trovare ancora oggi. Nella East Side Gallery, al Berlin Wall Memorial in Bernauer Strasse, al Berlin-Hohenschönhausen Memorial, nella prigione cautelare della Stasi, o vicino al parco di Mauerpark. Il tracciato del muro è segnalato anche lungo alcune strade della città da una doppia linea di ciottoli.

Il 9 novembre del 1989 tutto questo finì, almeno ufficialmente. Era la fine della Guerra Fredda. Ricordo ancora gli adulti che ne parlavano, i servizi e gli speciali sui tg dell’epoca, Reagan e Gorbaciov in tv. Le immagini di giubilo e la gente di Berlino festante in strada, seduta su quel maledetto muro, le facce quasi disorientate dei soldati della ex DDR che di punto in bianco si ritrovavano senza un nemico da combattere, senza fuggiaschi da inseguire. La Germania riunificata dopo 44 anni. Stavo assistendo alla storia che cambiava.

E come in ogni grande rivoluzione che si rispetti, non può mancare una colonna sonora potente, immensa ed eterna. La musica è stata, come spesso accade, uno strumento di comunicazione importante sia negli anni della divisione che, soprattutto, dopo la caduta. Beh, qui ci sarebbe da scrivere un libro. 

Il 1989 è stato, in generale, un anno decisamente prolifico per il rock. Ci ha regalato hit pazzesche come l’eterea Lullaby dei Cure, la maestosa One dei Metallica, la torbida Wicked Game di Chris Isaak. E ancora I won’t back down di Tom Petty, Let Love Rule di Lenny Kravitz, e la profetica Rockin’ in a free world di Neil Young, senza dimenticare 18 and life degli Skid Row e Nightrain dei Guns. E a proposito di rock, in quell’anno è uscito anche Bleach, primo album dei miei amati Nirvana. Insomma, c’è di che divertirsi.

Ma io oggi vi voglio raccontare anche di alcuni artisti che hanno scritto pezzi incredibili e senza tempo sul Muro, sulle sue storie, sulla sua caduta e sui cambiamenti che ha portato. Di canzoni nate in anni diversi da quel 1989, ma tutte legate da quel filo rosso che è stato il Berlin Wall.

La prima, e forse la più rappresentativa è stata senz’altro Wind of Change degli Skorpions. È una ballad struggente, scritta dopo una visita a Mosca del gruppo tedesco, in occasione del Moscow Music Peace Festival dell’agosto 1989. Evento nato per celebrare la caduta del regime comunista nell’ex Urss e al quale presero parte anche Bon Jovi, Ozzi Osbourne e i Motley Crüe. Davanti a ben 250.000 sovietici in visibilio, tanto che il cantante degli Skorpions Klaus Meine sosteneva di aver visto i soldati dell’Armata Rossa piangere durante l’esibizione. La canzone nacque nel settembre del 1989, appena dopo il concerto, e voleva raccontare la nuova energia che serpeggiava tra i giovani sovietici in quell’anno di grandi cambiamenti. Fu poi pubblicata nel 1991 e resterà uno dei più grandi successi rock della storia.

Qualche anno prima invece, nel 1977, quel genio di David Bowie scrisse (assieme a Brian Eno) il capolavoro Heroes (abbiamo festeggiato l’anniversario dell’album lo scorso mese, qui).

Per David Berlino è stata una sorta di rinascita, dopo gli eccessi di Los Angeles che gli sono quasi costati la pellaccia. La canzone parla d’amore, di un innamorato che lancia un grido disperato alla sua ragazza, le chiede di non andarsene perché “we can be Heroes just for one day”, in una Berlino decadente divisa dal Muro, ostacolo nell’amore tra i due e simbolo della Guerra Fredda.

Rimanendo in tema di innamorati divisi, Elton John nel 1985 pubblica Nikita. È la storia di 2 innamorati che vivono alle parti opposte del muro e che sanno che non potranno mai far sbocciare il loro amore.

L’anno prima, nel 1984, i Camel pubblicano West Berlin. Il piano di fuga di un abitante di Berlino Est che sogna la libertà guardando Berlino Ovest dal tetto di un palazzo. Una canzone cupa, ma con un ritornello che racchiude il sapore della speranza.

Incredibilmente anche i Sex Pistols ci hanno regalato un pezzo dedicato a Berlino e al suo Muro, e alla sua atmosfera cupa e deprimente. Lo potete ascoltare in Never Mind the Bollocks, è la prima canzone dell’album e il titolo è Holiday in the Sun.

Last but not least, non potevano mancare i Pink Floyd, e no, The Wall non c’entra. La canzone che i nostri hanno “dedicato” alla caduta del Muro (e più in generale alla pace) è stata la malinconica A great day for freedom, nell’album The Division Bell del 1994.

Finito? Eh no ragazzi, pensavate di esservi schivati i “consigli per gli acquisti” vero? Beh stavolta mi vesto da agente di viaggio e vi organizzo pure le vacanze! Perché si da il caso che oggi ricada il 35° anniversario della caduta del Muro, e quale occasione migliore per una visita a Berlino? Oltre alla bellissima città, ai suoi monumenti, ai locali sulle rive della Sprea e alla musica elettronica (i club qui sono spaziali), vi potrete godere eventi, manifestazioni, mostre dedicate al Muro e a quello storico giorno. La città di Berlino offrirà una vastità di attività durante tutto l’anno, per celebrare questo importantissimo momento storico. 

Qui di seguito potete trovare i miei “fav” e il link del sito ufficiale dedicato all’anniversario. E poi hanno pure la birra buonissima!

© GNTB, Julia Nimke

– Berlin’s appeal on 9 November: uphold freedom! L’ appello di Berlino del 9 novembre: sostenete la libertà! L’8 e il 9 novembre si celebrerà il Muro di Berlino: migliaia di manifesti, cartelli e striscioni saranno esposti tutto il giorno lungo l’ex tracciato del Muro. La colorata presentazione si estende per 4 chilometri dall’edificio Axel Springer alla Hamburger Bahnhof – creata da innumerevoli persone che quest’anno hanno esplorato la Rivoluzione pacifica del 1989 in workshop. Se siete incinta in questi giorni, non fatevela scappare!

– 1961-1989 The Berlin Wall Su 420 mq, la mostra è dedicata alla storia della divisione di Berlino: ne spiega il contesto politico, la creazione del Muro, la distruzione dello stesso e la riunificazione. La storia politica, la vita quotidiana e le conseguenze della divisione sulla città e sulla gente. La mostra è permanente “fino a nuovo avviso”.

– La East Side Gallery è la sezione più lunga ancora esistente del Muro di Berlino. Nel 1990 più di 100 artisti provenienti da più di 20 Paesi stranieri hanno decorato questa parte del muro con le proprie opere. Quella più famosa è senza dubbio il “Fraternal Kiss” con il celebre bacio tra il sovietico Brezhnec e il tedesco dell’Est Honecker. Un must da vedere sempre quando si passa da Berino!

– Il C/O Berlin espone la grande mostra fotografica Dream on – Berlin, the 90s fino al 23/01/25.

Ph: Annete Hauschild
  • L’Humboldt Foruma Mitte espone una grande mostra annuale sullo scomparso Palazzo della Repubblica. Fino al 16/02/2025
  • Al Museo della DDR è possibile vedere un grande, dettagliato modello del palazzo e parti originali.
  • Die Mauer. IL MURO DI BERLINO – La vista sulla Berlino divisa ad opera dell’artista Yadegar Asisi presentata al Checkpoint Charlie nell’angolo tra la Friedrichstraße e Zimmerstraße è basata sulla realizzazione di una costruzione cilindrica in acciaio, dove sarà presentata una panoramica della vita quotidiana nelle due Berlino divise dal Muro in un giorno d’autunno fittizio degli anni Ottanta. Asisi, che ha vissuto personalmente a Kreuzberg in quel periodo, ha raccolto in questo panorama i propri ricordi e racconta storie ricche di dettagli che in altri momenti si sarebbero dipanate in maniera diversa. Il concetto centrale è la capacità di adattamento delle persone alle condizioni difficili pur di condurre una vita che sia il più normale possibile.

Qui invece il link del sito ufficiale dedicato all’anniversario.

Ok, direi che è il momento di stappare una buona Berliner Weisse, mettere le cuffiette e ascoltare la playlist che ho pensato per voi!

Prost!

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