Glam + motori = Montecarlo.

Cosa c’è di più esclusivo e unico nel panorama motoristico del GP del Principato? Le curve du Tabac, le Mirabeu, il Casinò, le Piscine… Le modelle che osservano distrattamente la gara dai prendisole degli yatch, i reali a premiare sul podio. Non c’è Bahrain o Singapore che tengano. Con tutto il rispetto, soldi e investimenti faraonici di emiri e sultani non possono competere con il fascino e l’aura quasi mistica del circuito cittadino di Montecarlo. Quello di Monaco non è un Gran Premio, è IL GRAN PREMIO. Da sempre, vincere qui equivale ad entrare nel gotha di questo sport.

E c’è un pilota che più di tutti ha prevalso su questo circuito, che con le sue cinque vittorie è considerato il vero e unico Re di Monaco (con buona pace dei Ranieri…).

Avrebbe compiuto 64 anni proprio il 21 Marzo. Era brasiliano (ma tutti e quattro i nonni materni erano italiani) e sfoggiava fieramente un casco giallo con banda verde. Si chiamava Ayrton Senna, “Beco” per la famiglia e i vecchi amici, e la sua stella continua a splendere nonostante siano passati quasi 30 anni da quel maledetto 1 Maggio 1994, quando il destino ce lo portò via durante il Gran Premio di San Marino sul circuito di Imola in quel terribile schianto al Tamburello.

Non so se sia stato il più forte pilota in assoluto. Per me, sicuramente, uno dei più forti, letteralmente imbattibile sul giro secco. Il suo innato talento, l’incredibile sensibilità sul bagnato, allenata quasi maniacalmente dopo una banale sconfitta sui kart da ragazzino, e la grinta glaciale nei sorpassi lo hanno elevato a leggenda di questo sport.

Gli hanno dedicato statue, di cui una è nei pressi della curva delle Acque Minerali, proprio a Imola, auto (una McLaren P1 GTR Ayrton Senna, pezzo unico e tributo dell’appassionato proprietario al proprio idolo) e pure due moto, entrambe in serie limitate e nate dall’amicizia con Claudio Castiglioni.

La prima, nel 1994, fu la Ducati 916 Senna, 300 esemplari speciali della 916 SP le cui prenotazioni andarono esaurite ad appena tre settimane dall’annuncio. La moto, un progetto nato anche con finalità benefiche, venne ufficialmente presentata al Motor Show di Bologna dopo la tragica morte del campione quello stesso anno in un evento/tributo e il progetto, dato l’enorme successo, proseguì con altre due serie, nel ‘97 e nel ‘98.

La seconda nel 2002 fu la MV Agusta F4 750 Senna Edition, anch’essa prodotta in 300 esemplari come omaggio di Castiglioni all’amico scomparso otto anni prima.

Ma Ayrton trascendeva dalla figura del solito pilota. Era il simbolo di un paese povero, che lo aveva eletto ad eroe nazionale, tanto che recentemente è stato nominato Patrono dello Sport del Brasile. Insomma, un vero e proprio mito per la nazione della samba e del calcio bailado.

Era un personaggio fuori dagli schemi. A volte sembrava quasi un pesce fuor d’acqua in quel mondo dorato che è la F1. Lui, tutto talento, istinto e magia (da qui il soprannome The Magic) è stato protagonista di una delle più famose rivalità del motorsport, quella con il Professore Alain Prost, suo perfetto antagonista, noto invece per la precisione e la meticolosità quand’erano compagni di squadra in quella McLaren che dominava la F1 negli Anni 80.

E pensare che era stato proprio Alain a caldeggiare l’ingaggio del brasiliano, che aveva fatto faville nell’85 alla guida della Lotus 97T (Dio quanto ho amato quell’auto, tutta nera con i pinstripe e lo sponsor John Player Special in oro). Solo che da gregario annunciato diventò preso un rivale scomodo, capace di sfidare il maestro e rubargli podi, vittorie e popolarità.

È stata una rivalità spietata, così forte da portare più volte i due piloti allo scontro in pista per prevalere uno sull’altro e giocarsi così un mondiale a testa. Una rivalità tale da creare una vera e propria spaccatura nella squadra, ma anche nella direzione gara e addirittura nella FIA. Ayrton, però, non ha mai rinunciato alla sua identità. Non si piegava davanti a nessuno, anche a costo di risultare scomodo, controcorrente, rivoluzionario.

Acerrimi nemici dicevamo… Ma Senna per Prost aveva un rispetto profondissimo, tanto che, e pochi lo sanno, chiamò svariate volte il suo più grande rivale per convincerlo a tornare nel Circus (Prost aveva infatti abbandonato le gare nel 1992) perché a gareggiare senza di lui non c’era più lo stesso gusto.

Ad elevarlo al rango di leggenda, poi, c’era anche l’aspetto. Era bello, affascinante, buono (famoso per spendersi in iniziative umanitarie e di beneficenza). Ayrton era glam, nel vero senso della parola.

Era perfettamente a proprio agio in smoking, quando imperversava agli eventi mondani del jet set Anni 80 e 90 in piena era yuppie, tanto quanto in chinos e blazer alla presentazione di qualche supercar (a proposito, date un’occhiata qui sotto al video di Ayrton che guida la nuova Honda NSX del ‘90 sul circuito di Suzuka. E guardate la camera puntata sui suoi piedi: vederlo fare il punta tacco con i mocassini è ARTE allo stato puro).

Faceva sci d’acqua, guidava jet sky, era appassionato di aeromodellismo, si allenava tutti i giorni con palestra e corsa (20 km al giorno!). Insomma, un figo vero, per capirci. Va da sé che fosse amatissimo anche dal gentil sesso. E poteva un soggetto del genere non avere una liaison con una delle regine delle passerelle di quegli anni? Non una modella qualunque, chiaramente, ma una super top model e attrice: quella Carol Alt su cui fantasticavamo noi ragazzini nei primi Anni 90, con buona pace delle rassegnate compagne di classe. A rendere il tutto più pepato, i protagonisti erano ovviamente entrambi già impegnati, quindi potete immaginare il clamore generato sui tabloid dell’epoca. Ayrton non era mai banale.

Gossip e chiacchiere a parte, a me piace ricordarlo con la tuta rossa e il casco giallo e verde al volante della McLaren MP4/4, con il V6 che ruggisce rabbioso mentre sfreccia tra le curve di Montecarlo nel 1988 e fulmina gli avversari con un giro veloce che è rimasto nella storia. Anzi, che è considerato IL GIRO più veloce della storia.

In un’intervista, anni dopo, Ayrton dichiarò che durante quel giro era in una specie di stato di trance, di aver avuto l’impressione di uscire dal proprio corpo e di vedersi dall’esterno dell’abitacolo. Il camera car è impressionante: la velocità, le vibrazioni, il cambio manuale, le curve che si susseguono in maniera quasi ipnotica. Guardatelo in loop, in 4k e con un paio di buone cuffie stereo. Sarà come avere un’esperienza mistica.

Capirete perché Senna è una leggenda senza tempo. E se avete la possibilità di fare un giretto per Montecarlo, passando nella galleria e ascoltando con attenzione, sentirete ancora il V6 della MP4/4 urlare in sottofondo.

Lo spirito di Magic Ayrton è ancora lì, ad aspettare vanamente qualcuno che osi sfidarlo.

 

 

Credit Cover: Klemantaski Collection // Getty Images