L’inizio è stato più o meno così: acqua, tanta acqua, così tanta che Noè e la sua arca spostati. Forature autostradali, carri attrezzi, gommisti incazzati, camere d’aria sbagliate, invocazioni di divinità varie, code, le cavalletteeeeee… (scusa Jake, ma ci stava tutto). Fermarsi? Neanche a parlarne, quando si tratta di seguire il flow fino a Ortona per partecipare alla ATE 2025.

Ah, non sapete cosa sia? ATE è l’acronimo di Adriatic Thyrrenian Experience, un’epica traversata da mare a mare. Quei pazzi visionari di Andrea e i ragazzi di Abruzzo Wild Ride hanno pensato di attraversare l’Italia da est a ovest, dall’Adriatico di Ortona (CH) al Tirreno di Tarquinia Lido (VT) in offroad, con qualche breve tratto su strade secondarie. Sono circa 400 km. Niente di impossibile fin qua, se non fosse che l’obiettivo è farlo in 12 ore. Dalla mattina alla sera in moto: tipo tappa Dakariana, praticamente.

L’ATE è un evento giovane (questa era la terza edizione), ma proprio per questo mantiene ancora quello spirito verace e pionieristico che ci piace tanto. Poche menate, poche fighetterie, percorsi stupendi, organizzazione impeccabile e tanto divertimento. Fatica, sudore, vesciche, fango, buche, salite, discese, sterratoni veloci, panorami mozzafiato, paesaggi da set di un film, allegria, amicizia e la proverbiale ospitalità abruzzese. Non è mancato proprio niente.

Tutto è filato liscio, dalla scelta dei percorsi alla gestione degli inconvenienti (sempre presenti quando devi gestire qualcosa come 150 partecipanti), dalla presenza delle staffette nei punti “critici”, ai tagli resi necessari delle abbondanti piogge, dagli operatori foto e video sul percorso, al supporto dei ragazzi di Abruzzo Wild Ride, sempre presente, ma mai invadente. Per non parlare dei ristori, dei pranzi e delle cene: risalire in moto e lasciare tutto quel ben di Dio sui tavoli imbanditi è sempre una prova di carattere. D’altronde siamo tra Abruzzo e Lazio, qui sanno come coccolare il palato. E anche come coccolare i partecipanti: persino il welcome pack con gadget, cappellino, T-shirt e il mitico adesivo con il numero da applicare alla moto è curato nei dettagli.

E il percorso? Ortona e la costa dei Trabocchi (CH), Manopello e il Geoparco della Majella (PE), L’Aquila, Nepi (VT), Tarquina e la Tuscia. Sono solo alcune delle tappe che abbiamo avuto la fortuna di toccare durante quest’avventura. Luoghi ancora poco mainstream, dove il turismo di massa non ha preso il sopravvento. Borghi magici, ritmi lenti, aria pura. Tutto così vero da togliere il fiato.

Ma veniamo al dunque. Com’è andata questa ATE in sella alla Benelli TRK 702 X? Spoiler alert: decisamente bene. Tempo di togliere i gommini dalle pedane, mettere due pneumatici un po’ più tassellati e montare i supporti per telefono e action cam e via.

Anche se non nasce per l’offroad tecnico, mi ha portato in cima a mulattiere impestate di fango dove altri si sono fermati, ha sopportato stoicamente i fondocorsa sulle buche prese in velocità e si è dimostrata sempre sincera e facile da gestire praticamente in tutte le situazioni.

Il motore spinge bene, non mette mai in difficoltà. L’altezza contenuta della sella permette la classica zampata che aiuta a uscire dai canaloni in mezzo al fango. Su strada, il suo habitat naturale, in fondo, diventa molto divertente, forte di un buon allungo e di reazioni sempre prevedibili, a parte qualche intervento dell’ABS dovuto ai tasselli molto accentuati degli pneumatici.

Tra l’altro ha un’ottima protezione aerodinamica: in autostrada, anche con il casco da cross, le turbolenze restano comunque sopportabili. Insomma, promossa a pieni voti.

Ebbene, è stata dura, lo ammetto, ma ce l’abbiamo fatta ed è stato veramente entusiasmante. Siamo arrivati a Tarquinia e abbiamo visto il Tirreno al tramonto, partendo dall’Adriatico appena 12 ore prima. Tagliare il traguardo immortalati dal fotografo è stato emozionante e ricevere poi l’adesivo Complete da applicare alla moto, oltre all’attestato di Finisher, ha cancellato ogni traccia di stanchezza (ok, anche le due bionde medie offerte a fine evento hanno contribuito…).

Grazie Abruzzo Wild Ride, grazie ATE, ci becchiamo sicuramente il prossimo anno! Scherzo, mica è finita qui… Dovevo pur tornare a casa, no? E allora ho deciso di assecondare quel flow che sentivo da venerdì e così, domenica mattina di buon’ora dopo i saluti di rito, sono partito per riportare la TRK 702 X a casa, a Pesaro, ancora una volta da mare a mare.

Casco, occhiali e via per un mini-tour onroad passando per alto Lazio, Toscana, Umbria e Marche. Solo strade secondarie, senza alcuna fretta, godendomi ogni chilometro. Fra colline e campi di grano, borghi sonnecchianti e passi appenninici. Viaggiare così, senza l’ansia di arrivare, accompagnati dal piacevole borbottio dello scarico della 702, non ha prezzo.

Da Tarquinia sono risalito verso Tuscania nell’alta Tuscia (in alcuni momenti mi è sembrato di essere nel film Il Gladiatore, quando Massimo Decimo Meridio cammina tra i campi di grano). Poi avanti, a costeggiare il lago di Bolsena. Tappa nella bellissima Città della Pieve per pranzo, gustandomi un buon piatto di pappardelle al cinghiale all’ombra della maestosa cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio. Sì, ho anche fatto il turista e sono andato ad ammirare le opere del Perugino.

Da Città della Pieve ho puntato a Nord passando sotto al lago Trasimeno, schivando Perugia e dirigendomi direttamente verso Gubbio per un buon caffè. La strada è un continuo saliscendi, un susseguirsi di curve che rivelano scorci impossibili da dimenticare. E anche un paio di coccoloni, visto che ho rischiato di spianare, nell’ordine, un fagiano, un tasso e un capriolo che ha deciso di attraversare beatamente la strada proprio mentre arrivavamo la Benelli e io. Ma è il bello di viaggiare in mezzo alla natura, no?

Comunque, Gubbio merita sicuramente una visita, mettetela in programma. È incredibile come questo borgo medievale non smetta mai di stupirmi lasciandomi ogni volta a bocca aperta per la bellezza delle architetture e per la vista incredibile che offre sugli appennini.

Risalgo sulla fida 702 e giro il muso verso Urbino. Immancabile la tappa alle bellissime Gole del Furlo per una pausa rinfrescante (se non le avete mai viste mettetele nella lista dei to do, ascoltatemi) e poi ultimo tratto di curve veloci fino a Pesaro, sull’Adriatico.

Parcheggio giusto a fianco dell’enorme riproduzione del casco del Valentino nazionale (che qui è una divinità), uno sguardo alla spiaggia e via in Benelli a riconsegnare la 702 X, sporca, infangata, ma felice quasi quanto me. Bene ragazzi. Avventura finita, ma non il flow che si respira in questa tarda primavera. Datemi solo il tempo di riprendermi e pianificare la prossima ride. Sono stanco morto, ho dolori più o meno dappertutto, ma un sorriso grande così.

Style guide

Durante la ATE ho testato l’Airoh Aviator Ace 2. È come indossare un cappellino da tanto è leggero e comodo: praticamente non ti accorgi di averlo. Calotta in fibra di carbonio, interni in Coolmax, un sistema di ventilazione incredibilmente efficace e un’aerodinamica da galleria del vento (in autostrada non fa una piega, immobile). Bellissimo, a mio parere, nella colorazione Cement Grey Gloss.

 

Per l’abbigliamento, grazie ai ragazzi di IDE-On Your Way, ho potuto scegliere il meglio che REV’IT offre per l’offroad. Inutile dire che ho pescato nella Dirt Series, e nello specifico:

  • Giacca Continent. Bellissima nella colorazione Mid-Grey con maniche in digital camo. Fresca, ma protettiva, si asciuga in un attimo (e credetemi che di acqua ne ho presa). È realizzata in tessuto stretch per lasciare la massima libertà di movimento. L’ho utilizzata con la pettorina da cross Proteus, ma è già dotata di protezioni gomiti e spalle SEESMART CE Livello 1 e predisposta per il paraschiena SEESOFT CE Livello 2.
  • Pantaloni Continent. Ammetto di essere un aficionado dei pantaloni in-boot. Questi, invece, sono over, ma devo dire che mi hanno impressionato per comodità, praticità (hanno tasche enormi e ben posizionate) e ventilazione. Sono dotati di protezioni per ginocchia e fianchi SEEFLEX CE Livello 1, naturalmente estraibili.
  • Guanti Cavern, protettivi e ventilati. Ideali anche per il turismo a medio raggio.
  • Jersey Emulsion, per la maglia un tocco di colore ci voleva, no?
  • Sugli stivali, visto il meteo previsto per il weekend, la scelta è stata facile. Ho puntato sugli Eleveit X Privilege WP Enduro. Comodi come una pantofola, protettivi e soprattutto impermeabili.

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