Yukata e sensu a prova di termometro impazzito, manga per tutti i palati, eserciti di mecha pronti all’azione e immersioni nelle opere dei maestri dell’ukiyo-e. Poi taiyaki alla crema di azuki per attimi di estasi e ancora ramen e domburi in un tipico izakaya…

Se tutto ciò ti suona familiare nonostante il giapponese non sia il tuo forte, abbiamo due possibili spiegazioni. La prima: sei già stato in Giappone e te ne sei innamorato. La seconda: vorresti tanto catapultarti seduta stante su un aereo direzione Tokio, ma non ne hai ancora avuto occasione. In entrambi i casi, abbiamo un’ottima notizia per te. Perché per vivere (o ri-vivere) un perfetto “day in Japan” basta fare un salto a Milano con questo itinerario alla mano. Meglio se con un mezzo perfetto per vivere l’esperienza più pop & fun dell’estate…

Ma andiamo con ordine. Pare proprio che di recente una certa Japan-mania si sia impossessata della grigia metropoli. E no, non ci riferiamo solo alla dichiarata passione meneghina per il sushi che, in quanto a popolarità, da queste parti ha (quasi) raggiunto la pizza. Il “debole” milanese per la cultura del Sol Levante si traduce in un proliferare continuo e costante di proposte a tema arte, food e lifestyle, tra experience suggestive, shopping decisamente variegato e chicche culinarie imperdibili. Potevamo resistere?

Molto molto difficile, soprattutto quando nel box di redazione sonnecchiano come quattro neko sornioni altrettante piccole e stilosissime pesti su due ruote che sembrano uscite pari pari da un anime. Si chiamano Super Cub, Monkey, Dax e MSX Grom, sono tutte nate in casa Honda e fanno parte della 125 family, la gamma di piccole cilindrate che comprende anche i CB125F e R.

Differenti per stile e impostazione, ognuna ha un carattere più che definito e incarna uno spirito tutto suo (un po’ come noi Wheelz Girlz, insomma). Ma ciò che hanno in comune è l’attitudine: agili come scooter, divertenti come moto, volumi compatti e una spiccata propensione a vivere con leggerezza anche il traffico cittadino. Il tutto condito da un tratto ironico e irriverente che le rende irresistibili fin dalla prima occhiata. E infatti, ognuna di noi non ha avuto dubbi nello scegliere la propria…

Gilda e honda SUPER CUB 125

Semplicemente iconico

Soichiro Honda aveva un desiderio: portare gioia nella mobilità e nella vita delle persone. Inutile che vi dica che ci è riuscito alla grande, visto che in circa 60 anni sono stati prodotti oltre 100 milioni di esemplari. “Il Cub” è un mezzo iper presente nell’immaginario giapponese (e non solo) in quanto veicolo tuttofare dalla versatilità straordinaria. Icone si nasce, c’è poco da fare.

Il suo profilo a "S allungata” gli regala un look retrò accattivante e sfrecciare in sella al Super Cub per le vie della città non ti fa di certo passare inosservato.

Non è solo bello, ma anche pratico. La posizione di guida è eretta, offre una visuale perfetta sulla strada e non sacrifica minimamente il comfort: la sella in schiuma di uretano ad alta densità e il manubrio dotato di supporti antivibrazioni in gomma rendono il Super Cub C125 super confortevole. E poi ora è anche dotato di sella e pedane passeggero, per condividere ogni Urban Ride e rendere doppio il divertimento.

Il nuovo motore monoalbero 2 valvole raffreddato ad aria è ancora più potente: 9,8 CV, consumi ridotti e serbatoio da 3,7 litri vi permetteranno di percorrere più di 200 km con un pieno di benzina.

La chicca che più amo del Super Cub? Il cambio, of course! L’iconico cambio a bilanciere, aka il 4 rapporti con frizione automatica centrifuga, è una tradizione che si tramanda ancora oggi e rende questo mezzo romantico e divertentissimo da guidare.

vuoi saperne di più?
gaia e honda MONKEY 125

Il divertimento ha stile

Scendi da una moto-moto, sali sul Monkey e ti aspetti un bellissimo giocattolino con un sacco di stile. Invece quell’aria così ironica e spavalda, il look vintage e il mix ottimamente riuscito di cromature e colore, nascondono un mezzo performante e incredibilmente divertente da guidare.

La sella taaanto comoda, la linea del serbatoio e il faro regalano a questo piccoletto un fascino irresistibile e un carattere deciso, che si ritrova anche on the road.

Con i suoi 125cc di pura agilità, stabilità e bellezza, è un vero peccato doversi, a un certo punto, fermare!

Pronto a ogni semaforo, è l’antidoto ideale ai clacson dei milanesi. È una moto adatta a tutti: bassa, leggera, facile da manovrare e quindi perfetta sia per i principianti che per i pro. Non importa il livello d’esperienza, mette chiunque a proprio agio e permette di sgusciare facilmente nel traffico.

Insomma, se l’esigenza è muoversi rapidamente da una parte all'altra della città, parcheggiare trovando un posto anche negli spazi più stretti e DIVERTIRSI, bè… Monkey vince su tutta la linea.

tutto sul monkey

SARa e honda DAX 125

Il meglio viene dai Seventies...

Per un pelo sono nata negli Anni 70 e mia mamma va pazza per i bassotti, tanto da averne una vera e propria collezione. Cosa c’entra tutto ciò con il Giappone e le minimoto, vi starete chiedendo. Bè, c’entra eccome.

Dovete sapere che l’Honda Dax si chiama così perché il suo telaio in acciaio stampato a forma di T ricorda tremendamente un bassotto di razza Dachshund. Come se non bastasse ciò a farmi scegliere proprio lui, dovete sapere anche che, sebbene sia stato lanciato alla fine degli Anni 60, è nei ’70 che il Dax ha vissuto il suo periodo d’oro, diventando un’icona. In Europa mancava da una quarantina d’anni, ma ora che è qui so che la mia “anima gemella” del giorno è proprio lui.

La prima impressione è di aver a che fare con un mezzo robusto, ma che non per questo rinuncia a uno stile decisamente classy. Personalmente impazzisco per quello scarico alto da offroader seventies, che abbinato al manubrio alto, alla sella lunga e al faro tondo, lo fa sembrare un mix tra un chopperino e una moto da regolarità.

Il motore 125 raffreddato ad aria da 9,5 cv è divertente, pronto e piacevole e il cambio a quattro rapporti è a prova di chiunque: la frizione è automatica, quindi senza leva. Metti marcia con la punta del piede, scali marcia col tallone. Facile e immediato. Dotato di ABS, la forcella rovesciata da 31 mm, i doppi ammortizzatori posteriori e gli pneumatici larghi (120 mm all’anteriore e 130 al posteriore) fanno sì che non tema rotaie, pavé o buche.

scopri dax qui!
cristina e honda MSX125 GROM

La piccola moto che pensa in grande

Piccola sì, per cilindrata e dimensioni, ma grande nella sportività, dettaglio a cui non rinuncio proprio mai quando si parla di due o quattro ruote. Tra le nostre fab four Honda formato mignon scegliere è complicato, tutte così diverse tra loro, ma accomunate da un fascino unico! La Grom, tuttavia, è senza dubbio quella che fa per me: una pocket naked muscolosa e bella cattivella. Mica per niente – laggiù a est - il suo nome significa TUONO e per me è stata decisamente come il colpo di fulmine che lo precede.

Primo per l'abitabilità: mai mi sarei aspettata una posizione di guida così accogliente e per nulla sacrificata. La sella a 76 centimetri da terra è un compromesso che mette a proprio agio chiunque e i 125 cc del propulsore spingono senza fatica i poco più di cento chili di peso. E poi le gomme grandi, la forcella rovesciata, il telaio monotrave in acciaio: no, non siamo su un giocattolino e nemmeno su una minimoto perché definirla così mi pare davvero riduttivo.

Girare per la città (ma anche fuori...) diventa uno spasso: la Grom è in grado di tirare fuori il tuo lato più giocoso e impulsivo e ha un comportamento impeccabile anche quando le si chiede di spingere un po'. Risultato? Le altre fanciulle ce le siamo messe tutte dietro!

Scherzi e competizione a parte, pensavate fosse una moto per principianti? Decisamente no, anzi nel suo piccolo è proprio un bel peperino, come sottolinea l'acronimo MSX che significa Mini Street X-treme. Ma a me piace chiamarla solo Grom. Tuono rende più l’idea del suo DNA…

più info qui!

Ma veniamo a noi…

È il momento di buttarci nel vortice del nostro day in Japan. Già, il vortice… Come quello sulle guance dei manga, che li rende così vezzosi e adorabili. È un simbolo ricorrente in Giappone ed è anche il leit motiv della nostra ride: anche noi ci siamo mosse a spirale dalla periferia al centro città, ognuna in sella alla sua Hondina. Il vortice lo troveremo nelle proiezioni astratte allo Scalo Farini e nel naruto kamaboko (cos’è? Ve lo spieghiamo poi…) dell’ultima tappa.

Insomma, tutti pronti? Tenetevi forte.

via valtellina 5

The Spirit of Japan: si parte da qui

Che la Giappone-mania a Milano sia una certezza è dimostrato anche dal successo pazzesco di idee come The Spirit of Japan, un’esperienza immersiva ad alto tasso di tradizione in salsa hi-tech che, vista l’affluenza al di sopra di ogni più rosea aspettativa (oltre 15mila visitatori ad oggi), è stata prolungata fino al 27 ottobre 2024. Definirla una mostra, non è corretto: The Spirit of Japan è un capolavoro di tecnologia e sound design applicati all’arte che rende omaggio ai grandi maestri giapponesi, qui raccontati in un susseguirsi di scenari immersivi animati che permettono a chi entra in questo mondo magico di “vivere” l’opera in prima persona e in chiave multisensoriale.

Arrivando, ci si lasciano alle spalle la luce e gli spazi aperti dell’ex area industriale Scalo Farini per entrare nella “scatola nera” di Scalo Milano. Qui, ci si accomoda ovunque si desideri: sulle sedute, sui cuscinoni o direttamente sul pavimento: tutto sarà parte integrante dell’experience. Perché la consigliamo caldamente? Perché The Spirit of Japan conduce anche l’occhio meno esperto alla scoperta della produzione più iconica dei maestri dell’ukiyo-e (la tipica stampa artistica giapponese che iniziò a circolare in Europa nella seconda metà del XIX secolo e influenzò gli impressionisti e i pittori d’avanguardia come Van Gogh e Gauguin), offrendo un viaggio contemplativo reale in un Giappone che non esiste più. E dopo, nuovamente in sella, non vedi l’ora di continuare il percorso…

Viale Lazio 6

...e infatti ora si va da Sakurasan

Lo sapevate che tra Porta Romana e Piazza 5 Giornate c’è un angolo di Kyoto? Si chiama Sakurasan, che significa fiore di ciliegio, ed è molto più di un negozio di oggetti giapponesi. Una rapida occhiata alle vetrine è sufficiente per sentire già il profumo di qualcosa di speciale…

Qui si può provare l’esperienza di indossare un autentico kimono tradizionale o si può scegliere lo yukata giusto per l’estate. Non sapete cosa sia, vero? Ve lo diciamo noi: è un indumento simile al kimono, ma estivo, realizzato in cotone e sfoderato, a prova di luglio in città. Ci sono meravigliosi calzini tabi (quelli da indossare con le tipiche calzature infradito) in ogni fantasia e colore. Ci sono sensu – i ventagli pieghevoli con le loro custodie in seta – e ombrelli di carta di riso. Oltre a ciotole da ramen e domburi, set per la Cerimonia del Té o per l’ikebana, lacche, incensi e portafortuna. Tutto originale, affascinante e bellissimo. Ma ora dalla tradizione passiamo al pop…

via tadino angolo via palazzi

La storia dei manga passa da Yamato Shop

Il nome Yamato va conosciuto per almeno tre motivi. Il primo: si chiamava così un’antica regione del Giappone – passata poi a indicare il Giappone stesso – dalla quale proviene il clan che cominciò a unificarne i territori, allora divisi in diversi uji. Da questa famiglia pare discenda la dinastia imperiale tuttora regnante. Motivo numero due: Yamato era, proprio per il motivo uno, il nome della più grande nave da battaglia della Marina imperiale giapponese mai costruita. Il 7 aprile 1945 la Yamato fu affondata da un attacco aereo americano nell’eroico e disperato tentativo di difendere Okinawa. Da qui, il motivo numero tre: alla storia della Yamato si ispira la serie televisiva anime (oltre al manga) che ha cambiato la sorte di questo genere, portandolo a un livello più “serio”, impegnato e universalmente apprezzato. Star Blazers, nota da noi come La corazzata spaziale Yamato, è stato il primo anime a vincere il prestigioso premio Seiun nella categoria miglior media del 1975, un risultato incredibile per l’epoca e ripetuto solo un decennio dopo.

Non c’è quindi da meravigliarsi che un luogo di culto per gli appassionati di manga e anime come Yamato Shop si chiami proprio Yamato Shop… Il negozio in zona Porta Venezia è il punto vendita fisico di Yamato Video, che dagli Anni 90 è il punto di riferimento per tutto ciò che fa rima con “animazione giapponese”.

Entrare qui significa trascorrerci almeno un pomeriggio: ogni angolo è un tripudio di manga, action figures per tutti i gusti e le tasche, Gunpla, mecha e, in generale, tutto ciò che può far partire la salivazione a un collezionista amante dei robot. Ci sono i gadget di tutti i manga esistenti, il merchandise degli anime, più o meno noti o recenti, e non esiste una parete che non faccia esclamare “oddio, questo DEVO AVERLO!”. Sì, siamo anche noi figlie di Gundam e Lady Oscar, di Daitarn 3 e dell’Incantevole Creamy. Di One Piece e di tutte le Sailor Moon unite. E qui dentro, così come dalle due ruote parcheggiate fuori, si nota decisamente…

via tadino 5

Taiyaki Den: il pesce col gelato

Non prendete il titolo alla lettera… Il pesce di cui parlo non nuota, è solo un dolce tipico dello street food nipponico che richiama le fattezze di una piccola orata e si chiama, appunto, taiyaki. Uscendo da Yamato Shop guardate dall’altra parte della strada a sinistra. Troverete un piccolo locale, Taiyaki Den, che del taiyaki è il paradiso.

Questa specialità iper-popolare in Giappone – si trova ovunque, dai supermercati alle fiere – viene preparata utilizzando un impasto simile a quello dei waffle, che viene versato in uno stampo per dargli la forma di pesce e poi farcito con l’anko, ovvero una sorta di marmellata dolce di fagioli azuki (ma qui si trova anche con crema o Nutella) e completato con il gelato.

Se decidete di dedicarvi una pausa dolce, come abbiamo fatto noi, studiate bene i menù esposti all’esterno del locale che spiegano perfettamente le varie combinazioni di farciture, gusti e topping. Poi, armatevi di un po’ di pazienza: la cialda-orata viene preparata al momento e richiede un minimo d’attesa. Ma vale ogni minuto, sappiatelo.

Via Paolo Sarpi 21

Da Hemu: come le Harayuku Girls

Hemu è un kawaii shop, ovvero un negozio di oggetti così carini da farti immediatamente piegare la testa in un sorriso, con dita a V ed espressione da manga d’ordinanza. Si trova nel pieno della movida “all’orientale” milanese e spesso resta aperto ben oltre l’ora di cena. Al suo interno, una Harajuku girl media potrebbe sbizzarrirsi per ore…

Piccola digressione su questa subcultura, che più pop non si può e che da estremamente kitsch ha saputo diventare chic: le Harajuku Girls rappresentano un fenomeno di costume super affascinante. In due parole: verso la fine degli Anni 90 nel quartiere di Harajuku a Tokio le adolescenti hanno iniziato a vestirsi con un coloratissimo mix di stili che univa pezzi d’impronta chiaramente nipponica come kimono, fuku alla mariniére e abiti da simil-samurai, a capi firmatissimi e parecchio appariscenti. A questo cocktail, poi, aggiungevano pezzi da gothic lolita (altra tendenza diffusissima in Giappone in quel periodo) come catene, borchie, accessori in pelle vagamente fetish, pizzi e calze a righe.

A portarle alla ribalta in America e, conseguentemente in Europa, ci ha pensato Gwen Stefani, che nel 2004 scritturò quattro ballerine from Harajuku per accompagnarla nei video e nel suo Harajuku Lovers Tour. Insomma, da Hemu, tra make-up, accessori stravaganti, pareti di peluches e i più disparati oggetti per la casa, loro avrebbero di che divertirsi. E noi anche!

Via Paolo Sarpi 15

Saka Kura: l'esperienza da provare

L’ultima tappa di questa intensa day ride prevede un po’ di relax. Dopo le esperienze immersive, lo shopping e lo street food, la nostra corsa ai point of interest di questa giapponesissima Milano merita un finale all’altezza. Siamo da Saka Kura, poco distante dal kawaii shop di prima, un genere di ristorante che nel Paese del Sol Levante prende il nome di izakaya. Esatto, proprio quello che vi immaginate quando pensate ai cartoni animati degli Anni 80: pochi tavoli, un bancone con sgabelli alti e la cucina rigorosamente a vista, il tutto incorniciato da una soffusa atmosfera fatta di fiori di ciliegio e akachōchin, le tipiche lanterne rosse.

Il termine izakaya è composto dalla parola “i” che significa sedersi (finalmente!), “saka” che sta a indicare le bevande alcoliche e “ya”, il negozio. Un negozio in cui ci si siede per bere, insomma. Facile. Per intenderci, vedendola all’occidentale maniera, l’izakaya corrisponde al pub sotto casa del dopo lavoro, un luogo intimo in cui rifugiarsi e sentirsi sempre a casa. Bere sì, ma anche mangiare qualcosa. Senza dubbio un luogo di aggregazione: usanza nipponica vuole che in questo genere di locale si ordinino un tot di prelibatezze da mettere al centro e condividere.

Saka Kura è proprio così: un angolo colorato e allegro perfetto per lasciarsi coccolare dalla cultura culinaria giapponese che no, non è solo sushi. Anzi, non è quasi per niente sushi! Qui il Re indiscusso del menu è il ramen, ce n’è per tutti i gusti. Il segreto, ci svelano gli chef, sta tutto nel brodo. Che sia di verdure, pesce o carne, la cottura deve essere lunga e a fuoco lento, per sprigionare al meglio tutti i profumi degli ingredienti.

Ed eccoci al nostro naruto kamaboko di cui sopra: sono quelle adorabili nuvolette con la spiralina rosa che galleggiano nel ramen e che fanno tanto anime. In realtà sono surimi e devono il loro nome al vortice di Naruto che collega l’Oceano Pacifico e il mare interno di Seto che separa le isole di Honshū e Shikoku, due delle quattro maggiori del Giappone. La marea, due volte al giorno, riversa nello stretto un’enorme quantità d’acqua e altrettanta ne porta via, dando vita a questo mulinello che ambisce a diventare addirittura patrimonio dell’UNESCO.

Ma forse stiamo divagando, torniamo con le gambe sotto al tavolo e in mano il menu. Troviamo il katsu sando, panino con la cotoletta di maiale rivisitato in diverse declinazioni, e ogni qualsivoglia tipo di donburi, la celebre scodella di riso (don significa, appunto, scodella) condita con pollo, uova, salmone e chi più ne ha più ne metta. Non ci siamo tirate indietro e abbiamo assaggiato di tutto un po’. Il verdetto? Unanime, il ramen non si batte.

La nostra izakaya meneghina è altresì Casa del Sake, il caratteristico fine pasto jap ottenuto dalla fermentazione di riso, acqua e spore koji (no, non volete saperlo cosa sono…). Nientemeno che un sommelier dedicato vi guiderà nella scelta, nella degustazione e nell’abbinamento perfetto, un percorso interessante che abbiamo dovuto rimandare per ovvi motivi motociclistici. In compenso, ci siamo lasciate conquistare da singolari bevande analcoliche ai gusti esotici, con irresistibili personaggi stampati sulla lattina.

Dulcis in fundo, un’ampia selezione di dessert va ad accarezzare il palato dei più golosi, per chiudere una food experience curiosa, gustosa, saziante e immersiva.

Arigatō mata aimashō Saka Kura!

Quando risaliamo in sella è buio, ma il nostro sguardo è rivolto al Sole Nascente. E lì rimarrà per un bel po’…

Privacy Preference Center