Quanti sono i nomi che affiorano alla mente se pensiamo alle eccellenze italiane dell’automotive? Ducati, MV Agusta, Aprilia, Maserati, Lamborghini, Lancia… Personalmente però, sono due i brand che reputo Cult con la C maiuscola, e che mi smuovono da sempre quel qualcosa nel cuore. Hanno in comune un DNA corsaiolo e un fondo rosso passione.

Caso vuole che senza la storia dell’uno, probabilmente non sarebbe mai esistito l’altro: se oltre cento anni fa Alfa Romeo non avesse scelto Enzo come pilota della sua Scuderia, forse oggi non esisterebbe la Ferrari.

Targa Florio, 1920. Alla prima gara ufficiale per la squadra del Biscione, Ferrari primeggia nella sua categoria e si piazza secondo assoluto in classifica. Il premio? 12.000 lire e una porta aperta su un futuro che ancora non sapeva sarebbe stato così luminoso.

Il decennio a seguire fu un tripudio di vittorie e soddisfazioni, quando le corse non erano certo quelle di oggi e il rischio era all’ordine del giorno. Anche per questo i piloti erano considerati dei veri e propri eroi. E lo erano, lo erano davvero, spesso celati da un alone di mistero. Come quella volta in cui Ferrari non si presentò al GP di Francia, nel 1924, senza dare alcuna motivazione ufficiale e pur avendone disputato le prove.

Tuttavia, quell’anno diede il la a una serie infinita di trionfi e gli anni passati in Alfa furono ben venti. Quelli che lo portarono alla consapevolezza di desiderare un marchio automobilistico solo suo, anni costellati come tutta la sua esistenza da soddisfazioni, controversie e grandi rumors sulla vita privata.

Un donnaiolo? Forse un donnaiolo riservato e nemmeno troppo politically correct nel dar voce ai suoi pensieri: “Ho sempre considerato la donna non un elemento necessario della vita di un uomo, ma la ricompensa del lavoro. Non ho mai anteposto una donna al lavoro. Dopo aver lavorato tutta la giornata, una donna è il premio. Non prima, mai!”. Un’affermazione del genere, oggi, lo metterebbe alla gogna.

Non basterebbero tutte le pagine di Wheelz per raccontare la vita di Enzo e della Ferrari. E comunque oggi non siamo qui per questo. Non bastano nemmeno i 130 minuti che Michael Mann gli ha dedicato nel film Ferrari, ma se volete una spolverata di tutto ciò che era “il Drake”, può essere un inizio.

Il Drake, uno dei suoi tanti soprannomi, datogli dagli inglesi in riferimento al corsaro Francis Drake, per la sua capacità di riuscire in qualsiasi, anche inimmaginabile, impresa.

Ma torniamo a noi. Che Ferrari sia il brand italiano di riferimento nella costruzione e nel racing è fuori discussione e la Casa di Maranello esprime nel mondo tutta la sua potenza attraverso il Cavallino Rampante, noto perché dipinto sulla carlinga dell’aereo da guerra di Francesco Baracca nella prima Guerra Mondiale e scelto da Enzo per la 24 Ore di Spa-Francorchamps: lo volle sulla sua Alfa Romeo e non lo lasciò mai più.

Nel 1947 lo troviamo sulla prima Ferrari, la 125 S, e accompagna Cortese nella prima vittoria di una vettura della Scuderia, durante il Gran Premio di Roma.

Perché ho voluto racchiudere in questa manciata di parole una quantità di storia di culto dell’automobile inimmaginabile? Beh, per accompagnarvi a tavola, proprio a Maranello, al ristorante Il Cavallino.

È l’edificio storico che ospitava la mensa aziendale, dove Il Commendatore portava a pranzo i suoi ospiti, dove si seguivano le competizioni in TV. Avete idea dell’aria e della storia che si respira al suo interno?

Oggi il locale è suddiviso in più aree: ci sono le splendide e coloratissime salette private, la grill room da cui si assiste in diretta alle preparazioni e la sala principale dal sapore vintage, piena di cimeli e in perfetto stile trattoria chic.

Trattoria a cura di… Niente meno che Chef Bottura (proprio lui, il mio eroe preferito del mese scorso), modenese DOC, tre Stelle Michelin e figura ideale per rappresentare al meglio la cucina italiana, l’eccellenza, la cultura stessa del Made in Italy.

Un ristorante inavvicinabile dunque? Meno di quel che si possa pensare: il menu degustazione parte da 65 euro, ma l’ampia scelta alla carta permette di pranzare o cenare spendendo anche molto meno. I piatti forti? Manco a dirlo, i tortellini!

E poi selvaggina, bollito, diverse proposte vegetariane. Da Il Cavallino tutto parla la lingua e il sapore della Motor Valley anche a tavola.

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